domenica 23 agosto 2026

Tornare a guardare più a lungo

In astrofotografia tornare sullo stesso soggetto non significa necessariamente ripetere una fotografia. A volte significa semplicemente concedergli più tempo.

Questa volta sono tornato su M13, il Grande Ammasso Globulare di Ercole, raccogliendo 149 esposizioni da 20 secondi: quasi cinquanta minuti durante i quali il sensore ha continuato pazientemente ad accumulare la luce proveniente da questo antichissimo insieme di stelle.

Rispetto alla mia precedente ripresa, l'obiettivo era proprio questo: guardare più a lungo. Aumentare il tempo di integrazione permette di migliorare il rapporto tra segnale e rumore e di far emergere con maggiore pulizia le stelle più deboli, soprattutto nelle regioni esterne dell'ammasso.

E nell'immagine la cosa che mi piace di più è proprio il passaggio dal nucleo luminosissimo alla periferia: M13 sembra lentamente dissolversi nel campo stellare circostante, fino a rendere difficile capire dove finisca davvero l'ammasso e dove ricominci il cielo.


Dati di ripresa
Soggetto: M13 / NGC 6205 – Ammasso Globulare di Ercole
Integrazione: 149 × 20 s
Esposizione totale: 49 min 40 s
Obiettivo: apocromatico 30/160 mm f/5.3
Sensore: Sony IMX585
Montatura: astro-inseguitore

Forse fotografare due volte lo stesso cielo serve anche a questo: scoprire che, quando cambia il tempo che gli dedichiamo, cambia anche ciò che riusciamo a vedere.

Alla prossima

mercoledì 19 agosto 2026

Forse certi sogni ci ricordano dove guardare

 


A volte il cielo non ci mostra qualcosa di nuovo. Ci restituisce qualcosa che avevamo dimenticato.

Alla prossima

sabato 15 agosto 2026

Il cielo disegna il tempo, la storia lo custodisce.

Una notte al Parco Archeologico di Scolacium, insieme agli amici dell'Unione Astrofili Catanzaresi.

Davanti alle antiche mura della basilica di Santa Maria della Roccella, fondata probabilmente in epoca normanna, ho lasciato che fosse il cielo a raccontare il passare del tempo.

Uno startrail nasce proprio così: non fermando un istante, ma raccogliendone molti. Durante le lunghe esposizioni, la rotazione terrestre trasforma le stelle in archi luminosi che sembrano scorrere sopra il paesaggio.

E qui il contrasto diventa parte della fotografia: le pietre restano immobili, le stelle sembrano muoversi. Due modi diversi di raccontare il tempo nello stesso fotogramma.

Quelle mura attraversano i secoli; le scie nel cielo, invece, rendono visibile il trascorrere di una sola notte.

Tempo di scatto: 80 minuti (240 x 20 secondi)


Il cielo disegna il tempo, la storia lo custodisce.

Alla prossima

giovedì 13 agosto 2026

Una notte sotto il cielo di Serra San Bruno

Ieri sera abbiamo avuto il piacere di trascorrere una splendida serata osservativa a Serra San Bruno, insieme agli amici dell’Unione Astrofili Catanzaresi che hanno organizzato l'evento, con la partecipazione di Salvatore Albano (astrofilo, divulgatore, autore di articoli e libri sull'osservazione del cielo).

Lontani dalle luci cittadine, abbiamo condiviso ore di osservazione, fotografia e, soprattutto, quella passione per il cielo che riesce sempre a mettere insieme persone, strumenti ed esperienze diverse.

La notte ci ha regalato diversi soggetti da immortalare. Tra questi due splendide regioni della nostra Via Lattea: 

- NGC 281(la Nebulosa Pacman)


- IC 1805 (la Nebulosa Cuore) 


e poi un classico:

- la grande Galassia di Andromeda (M31), con la sua inconfondibile struttura; 


e infine è apparsa timida sull'orizzonte sud-ovest:

- la cometa 220P/McNaught, piccola e discreta nel campo stellare; 


Serate come questa ricordano quanto sia affascinante il cielo quando si ha la possibilità di osservarlo da un luogo buio… e quanto sia ancora più bello farlo insieme a persone speciali. 

Alla prossima

lunedì 10 agosto 2026

Galassia di Barnard (NGC 6822)

“Quando c’è una bella notte stellata, il signor Palomar dice: "Devo andare a guardare le stelle". Dice proprio: "Devo", perché odia gli sprechi e pensa che non sia giusto sprecare tutta quella quantità di stelle che gli viene messa a disposizione.

Dice “Devo” anche perché non ha molta pratica di come si guardano le stelle, e questo semplice atto gli costa sempre un certo sforzo.

La prima difficoltà è quella di trovare un posto dal quale il suo sguardo possa spaziare per tutta la cupola del cielo senza ostacoli e senza l’invadenza dell’illuminazione elettrica...”

(Italo Calvino - Palomar)


La Galassia di Barnard (NGC 6822)

Un debole universo-isola immerso in un ricchissimo campo stellare. Circa 30 minuti di integrazione, ottenuti combinando oltre 90 pose da 20 secondi su astro-inseguitore, per far emergere con delicatezza la sua tenue struttura. 

Alla prossima

sabato 8 agosto 2026

Sotto un cielo senza tempo

Ci sono luoghi che raccontano la storia. Luoghi che di notte raccontano anche l'universo.

I ruderi dell'Abbazia di Santa Maria di Corazzo custodiscono secoli di silenzio, mentre sopra le sue antiche mura la Via Lattea continua il suo viaggio, immutata nel tempo, attraversando il cielo come un ponte tra la storia dell'uomo e quella dell'universo...












In un mondo che corre, fermarsi ad alzare lo sguardo è forse il viaggio più bello.

Alla prossima

venerdì 7 agosto 2026

M20 - Tre fenditure nel cuore della Via Lattea

Nel cuore della costellazione del Sagittario, immersa tra le stelle più dense della Via Lattea, si trova M20, la celebre Nebulosa Trifida, distante circa 5.000 anni luce dalla Terra.

Il suo nome deriva dalle tre grandi bande di polvere oscura che sembrano dividerla in tre petali. In realtà non separano la nebulosa: sono enormi nubi di gas e polveri che assorbono la luce e disegnano questo inconfondibile intreccio cosmico.

Anche con strumenti amatoriali è uno degli oggetti più affascinanti dell'estate. In un piccolo telescopio appare come una tenue macchia lattiginosa, mentre con aperture maggiori iniziano a emergere le caratteristiche fenditure scure che l'hanno resa famosa.

Questo scatto è il risultato di 56 esposizioni da 20 secondi, per un totale di circa 19 minuti di integrazione.


Dati tecnici
Soggetto: M20 – Nebulosa Trifida (NGC 6514)
Costellazione: Sagittario
Integrazione: 56 × 20 s (~19 minuti)
Obiettivo: 30/160 mm apocromatico f/5.3 + sensore Sony IMX585 su astro-inseguitore
Pre-processing e stacking: Siril
Ottimizzazione: GraXpert e Camera Raw


Alla prossima

martedì 4 agosto 2026

Tra le corde di Orfeo

La Lira è una piccola costellazione dell'emisfero boreale, ben rappresentata da Vega, che, dopo Arturo, è la stella più splendente dell'intero emisfero nord. Si tratta di una delle 88 costellazioni moderne ed era già presente nella elencazione di Tolomeo. Sebbene non sia particolarmente estesa, la luminosità di Vega ne consente una pronta collocazione nel cd. Triangolo Estivo (insieme alle costellazioni dell'Aquila e del Cigno).

In questo mio scatto possiamo osservare la parte inferiore dalla costellazione e in particolare:

* β Lyrae (Sheliak), dall’arabo Arpa: è una stella azzurra, dotata di magnitudine di 3,45; si tratta di una variabile a eclisse che ha costituito il prototipo per la fondazione di una specifica classe di stelle.

* γ Lyrae (Sulafat), che in arabo indica la Testuggine: questo nome deriva dalla composizione in guscio di testuggine che si usava impiegare come cassa armonica della lira.

* M57, la Nebulosa Anello (nota anche come NGC 6720) è una nebulosa planetaria visibile nella costellazione boreale della Lira tra le stelle Sheliak e Sulafat; dista circa 2000 anni luce dalla Terra e ha un diametro di circa due anni luce. È una delle nebulose più famose.



I Miti

- Tradizione Greca: La costellazione della Lira richiama lo strumento creato da Ermes da un guscio di tartaruga con sette corde. Ceduto ad Apollo per placarne l'ira dopo un furto di bestiame, il dio la donò a suo figlio Orfeo. Musicista straordinario, Orfeo incantava la natura e ammansiva gli animi. Usò la lira per scendere nell'Oltretomba e salvare l'amata Euridice, ma la perse per sempre voltandosi a guardarla prima del tempo. Alla morte del poeta, ucciso dalle donne che aveva respinto, Orfeo si ricongiunse a Euridice e Zeus rese omaggio al suo talento posando la Lira tra le stelle.

- Tradizione Orientale: La Lira è la tessitrice Orihime e l'Aquila il pastore Hikoboshi. A causa della loro passione trascurarono i doveri celesti e furono puniti, venendo separati ai due estremi del cielo. Possono ricongiungersi solo una volta all'anno, nella settima notte della settima Luna, grazie a un ponte di uccelli sulla Via Lattea.


Alla prossima

lunedì 3 agosto 2026

M81 - Una galassia non è mai sola.

Al centro di questa immagine c'è M81, la Galassia di Bode, una splendida galassia a spirale distante circa 12 milioni di anni luce nella costellazione dell'Orsa Maggiore. La sua luce ha iniziato il viaggio verso di noi quando sulla Terra camminavano i primi antenati dell'uomo. Fotone dopo fotone ha attraversato lo spazio intergalattico fino a raggiungere il sensore della mia fotocamera, consegnandomi un'immagine del suo remoto passato.

Osservandola con attenzione si scopre che non è sola. A sinistra al centro, piccolissima, quasi sul bordo compare NGC 3077, una delle sue galassie compagne. Insieme a M82, in alto a destra (conosciuta come Galassia Sigaro) formano un piccolo gruppo gravitazionalmente legato, dove gli incontri ravvicinati hanno modellato nel tempo la struttura delle tre galassie.

È questo uno degli aspetti che più mi affascina dell'astrofotografia: ogni immagine non racconta soltanto un oggetto celeste, ma le relazioni invisibili che lo legano all'universo che lo circonda.


Dati tecnici dello scatto:

Soggetti: M81 (Galassia di Bode), M82, NGC3077
Costellazione: Orsa Maggiore
Data di acquisizione: 2/08/2026
Integrazione: 181 × 20 secondi (totale: ~1 ora di acquisizione)
Obiettivo: 30/160 mm apocromatico f/5.3 + sensore Sony IMX585 su astro-inseguitore
Pre-processing e stacking: Siril
Ottimizzazione: GraXpert e Camera Raw


Per me l'astrofotografia è anche questo: imparare che nell'universo perfino le galassie vivono raccontando storie insieme.

Alla prossima

Mizar e Alcor: molto più di una semplice coppia di stelle!

A prima vista sembrano due stelle vicine nella costellazione dell'Orsa Maggiore (più precisamente nel grande carro), ma la realtà è molto più affascinante. 

Mizar, infatti, non è una singola stella: è un sistema composto da quattro stelle legate gravitazionalmente. 

Alcor invece nasconde un segreto, perché possiede una compagna invisibile a occhio nudo. Insieme formano uno dei sistemi multipli più interessanti e vicini alla Terra.

Mizar e Alcor possono essere osservate facilmente anche da cieli cittadini. Con un piccolo telescopio o persino con un buon binocolo è possibile distinguere Mizar dalla sua compagna, regalando una delle osservazioni più appaganti per chi si avvicina all'astronomia. È la dimostrazione che non serve raggiungere un cielo perfettamente buio per lasciarsi stupire dall'Universo

 


La prossima volta che riconoscerete Mizar e Alcor nel Grande Carro, provate a contarle: due è la risposta più evidente. Ma non quella giusta.

Alla prossima

domenica 2 agosto 2026

Lo sguardo lento dell'Universo

Viviamo in un'epoca in cui tutto scorre veloce. L'astrofotografia, invece, insegna l'esatto contrario: a osservare con calma.

Questa mia nuova immagine della Galassia di Andromeda (M31) non nasce da un singolo istante. L'astrofotografia del cielo profondo è un esercizio di pazienza: decine, a volte centinaia di esposizioni vengono sommate tra loro perché siano i fotoni, lentamente, a costruire l'immagine. In questo caso ho raccolto 167 pose da 20 secondi, quasi un'ora di luce catturata fotone dopo fotone.

Ogni fotone registrato dal sensore ha viaggiato per circa 2,5 milioni di anni. Quando è partito da Andromeda, il genere Homo stava appena facendo la sua comparsa sulla Terra. Da allora si sono succedute intere ere della storia umana, mentre quella luce ha continuato, silenziosamente, il suo viaggio verso di noi.

Forse è proprio questo il fascino del cielo profondo: ci ricorda che le cose più belle raramente si rivelano a uno sguardo frettoloso.



Andromeda appartiene al mito, ma la sua luce è reale: attraversa il tempo da milioni di anni e, per una notte, finisce dentro una fotografia.

Alla prossima


La scopa della strega attraversa il Cigno.

NGC 6960, una delle sezioni più spettacolari della Nebulosa Velo nella costellazione del Cigno.

Non è una nebulosa "nata" così: è ciò che resta di una gigantesca supernova esplosa tra 10.000 e 20.000 anni fa, a circa 2.400 anni luce dalla Terra. I sottili filamenti luminosi sono il gas riscaldato dall'onda d'urto che ancora oggi attraversa lo spazio.


Anche questa immagine l'ho realizzata con la Luna piena alta nel cielo. 

Sono 96 pose da 20 secondi (32 minuti complessivi)... la magia è emersa lo stesso.


Alla prossima

Il vento di una stella morente

Quella che vedete non è una galassia né una nube qualunque. È il segno lasciato da una stella gigantesca che sta vivendo gli ultimi capitoli della sua esistenza.

La Crescent Nebula (NGC 6888) si trova nella costellazione del Cigno, a circa 5.000 anni luce dalla Terra. È stata modellata dai violentissimi venti della stella WR 136, una Wolf-Rayet: un astro così caldo e luminoso da espellere continuamente materia nello spazio a milioni di chilometri all'ora.

Il gas espulso si scontra con quello rilasciato in una fase precedente della vita della stella, comprimendolo e facendolo brillare. Il risultato è questa delicata mezzaluna sospesa nel cuore della Via Lattea.

Anche questa ripresa è stata realizzata con la Luna piena alta nel cielo, una delle condizioni meno favorevoli per fotografare nebulose così deboli. Eppure, dopo quasi venti minuti di integrazione, la luce dell'idrogeno e dell'ossigeno è riuscita comunque a raccontare la sua storia.

Dati tecnici dello scatto

  • Soggetto: NGC 6888 – Nebulosa Crescente (Crescent Nebula)
  • Costellazione: Cigno
  • Data di ripresa: 31 luglio 2026
  • Integrazione: 57 pose × 20 secondi (19 minuti)
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Condizioni: Luna piena
  • Pre-processing e stacking: Siril
  • Elaborazione finale: Adobe Camera Raw

Ogni nebulosa racconta una storia diversa. Questa non parla di nascita, ma di trasformazione: il vento di una stella che, nel suo ultimo atto, semina nello spazio gli elementi da cui nasceranno nuove generazioni di stelle e pianeti. Nell'Universo, anche una fine è sempre l'inizio di qualcos'altro.

Alla prossima...

Ali di idrogeno tra le stelle (IC 5070)

La Nebulosa Pellicano (IC 5070) è una delle più vaste regioni di formazione stellare della Via Lattea.

Si trova nella costellazione del Cigno, a circa 2.000 anni luce da noi, ed è un immenso complesso di idrogeno e polveri modellato dalla radiazione delle giovani stelle appena nate. Le zone scure che sembrano "incidere" la nebulosa sono dense nubi di polvere, vere e proprie culle dove nuove stelle stanno prendendo forma.

La Pellicano è vicina alla più celebre Nebulosa Nord America: insieme fanno parte dello stesso gigantesco complesso nebulare, uno dei paesaggi più spettacolari del cielo estivo.

Quello che vedete è il risultato di una ripresa piuttosto breve, resa ancora più impegnativa dalla presenza della Luna quasi piena. Nonostante tutto, il debole bagliore dell'idrogeno è riuscito comunque a emergere dal fondo del cielo.

Dati tecnici dello scatto

  • Soggetto: IC 5070 – Nebulosa Pellicano
  • Costellazione: Cigno
  • Data di ripresa: 31 luglio 2026
  • Integrazione: 16 pose × 20 secondi (5 minuti e 20 secondi)
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Condizioni: Luna quasi piena
  • Pre-processing e stacking: Siril
  • Elaborazione finale: Adobe Camera Raw

Ogni fotografia del cielo profondo è una piccola sfida contro il tempo, la luce e l'atmosfera. Quando, nonostante tutto, affiora il tenue rosso dell'idrogeno, la soddisfazione ripaga ogni minuto passato sotto le stelle.

Alla prossima...


sabato 1 agosto 2026

Un viaggiatore di ghiaccio nel cielo estivo.

Al centro dell'immagine che pubblico oggi c'è la cometa periodica 10P/Tempel, un piccolo corpo di ghiaccio e polvere che percorre la sua orbita attorno al Sole da secoli. A differenza delle stelle sullo sfondo, immobili solo in apparenza, una cometa è una viaggiatrice: notte dopo notte cambia posizione, lasciando dietro di sé una tenue chioma di gas e polveri liberati dal calore del Sole.

L'immagine l'ho ripresa questa notte tra le 3:00 e le 3:35 e mostra la delicata chioma verdastra della cometa immersa in un ricchissimo campo stellare.

È sempre emozionante pensare che questi oggetti siano tra i residui più antichi della formazione del Sistema Solare. Ogni loro passaggio è una visita che arriva dalle sue origini, oltre quattro miliardi e mezzo di anni fa.


La cometa 10P/Tempel


Non tutte le luci che fotografiamo appartengono a stelle o galassie lontane milioni di anni luce.

Alla prossima


giovedì 30 luglio 2026

La pazienza della luce

Ci sono serate in cui il cielo sembra fare di tutto per scoraggiare l'astrofotografo. La Luna piena illumina ogni cosa, il fondo cielo perde contrasto e fotografare il profondo cielo diventa una sfida.

Quale momento migliore per testare la risposta della strumentazione nelle condizioni peggiori

Eppure Andromeda era lì, tranquilla come sempre.

Quella che appare come una tenue macchia lattiginosa è una galassia composta da circa un trilione di stelle e distante 2,5 milioni di anni luce. La luce registrata in questo scatto è partita quando sulla Terra i nostri antenati più antichi iniziavano appena a scheggiare la pietra.

Nonostante le condizioni tutt'altro che ideali, 56 pose da 20 secondi, per un totale di circa 18 minuti di integrazione, sono bastate a rivelare il nucleo brillante di M31, i suoi immensi bracci di spirale e persino le due piccole galassie satelliti, M32 e M110, che l'accompagnano nel suo lento viaggio nello spazio.

È una fotografia che mi ricorda una cosa semplice: il cielo profondo non pretende la perfezione. A volte basta avere la pazienza di raccogliere qualche fotone in più, anche sotto una Luna che sembrerebbe voler cancellare tutto.

Dati di ripresa

  • Oggetto: M31 – Galassia di Andromeda (con M32 e M110)
  • Costellazione: Andromeda
  • Data di ripresa: 29 luglio 2026
  • Integrazione: 56 × 20 s (≈ 18 minuti)
  • Condizioni: Luna piena
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Elaborazione: Siril e Adobe Camera Raw

Ogni fotografia del cielo profondo è un incontro con una luce antichissima che, nonostante milioni di anni di viaggio, riesce ancora a trovare la strada fino a un piccolo sensore puntato verso il cielo.

Alla prossima...

I fili del tempo

A prima vista sembrano sottili veli sospesi nello spazio, quasi pennellate di luce adagiate sul fondo della Via Lattea. In realtà sono i resti di una gigantesca esplosione stellare avvenuta migliaia di anni fa.

Quella che ho fotografato ieri sera è la porzione orientale della Nebulosa Velo, la più luminosa dell'intero complesso, catalogata come NGC 6992. Situata nella costellazione del Cigno, fa parte di un enorme residuo di supernova che si estende per oltre tre gradi nel cielo: se fosse visibile a occhio nudo occuperebbe un'area circa sei volte più grande della Luna piena.

La luce che osserviamo oggi proviene da gas riscaldato dall'onda d'urto generata dall'esplosione di una stella massiccia avvenuta tra 10.000 e 20.000 anni fa. Da allora quei filamenti continuano a espandersi nello spazio a centinaia di chilometri al secondo, disegnando una delle strutture più spettacolari del cielo estivo.

Questa immagine è stata ottenuta in condizioni tutt'altro che favorevoli: 55 pose da 20 secondi, per un totale di circa 18 minuti di integrazione, con la Luna piena alta nel cielo a rischiarare il fondo. Nonostante questo, i delicati filamenti della nebulosa sono riusciti comunque a emergere, ricordandomi ancora una volta quanto il cielo profondo sappia sorprendere anche quando le condizioni sembrano remare contro.

Dati di ripresa

  • Oggetto: NGC 6992 – Nebulosa Velo Orientale (Caldwell 33)
  • Costellazione: Cigno
  • Data di ripresa: 29 luglio 2026
  • Integrazione: 55 × 20 s (≈ 18 minuti)
  • Condizioni: Luna piena
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Elaborazione: Siril e Adobe Camera Raw

Ogni filamento racconta la stessa storia: anche quando una stella termina la propria esistenza, continua a lasciare una traccia di bellezza destinata a viaggiare nello spazio per migliaia di anni.

Alla prossima... 

martedì 28 luglio 2026

Lo stesso Sole, due modi di raccontarlo

Una delle domande che mi viene posta più spesso riguarda il colore del Sole nelle fotografie. È davvero arancione? Oppure è bianco?

La risposta è semplice: dipende dal filtro utilizzato.

Le due immagini che vedete sono state riprese a pochi istanti di distanza e mostrano esattamente lo stesso disco solare, con le medesime macchie. Ciò che cambia è il modo in cui la luce viene filtrata prima di raggiungere il sensore.

Nella prima immagine ho utilizzato il filtro Baader AstroSolar Safety Film ND 5.0, che restituisce il Sole nella sua luce naturale, con una tonalità neutra tendente al bianco. È il filtro più diffuso per l'osservazione in luce bianca e permette di apprezzare con grande fedeltà i dettagli della fotosfera e delle macchie solari.

La seconda immagine è stata invece realizzata con il filtro solare fornito con il Seestar S30 Pro. In questo caso il disco assume una caratteristica colorazione arancione, ottenuta dal materiale filtrante. Si tratta di una scelta puramente estetica: le strutture osservabili sono le stesse, cambia soltanto la resa cromatica.

Dal punto di vista scientifico entrambe le immagini mostrano la stessa superficie del Sole. La differenza è tutta nella percezione visiva, che può rendere una ripresa più naturale oppure più suggestiva, anche se sembra migliore quella col filtro Baader

È un buon promemoria del fatto che, in astronomia, ogni immagine è il risultato di una scelta tecnica. Prima ancora dell'elaborazione, è il filtro a determinare il modo in cui raccontiamo la luce.

Dati di ripresa

  • Soggetto: Sole
  • Data: 28 luglio 2026
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Ottica: rifrattore apocromatico 30 mm – 160 mm f/5,3
  • Sensore: Sony CMOS IMX585
  • Immagine 1: filtro Baader AstroSolar Safety Film ND 5.0
  • Immagine 2: filtro solare originale Seestar S30 Pro
  • Elaborazione: stacking da sequenza video con l'App del Seestar

Immagine 1: filtro Baader AstroSolar Safety Film ND 5.0 (luce bianca)


Immagine 2: filtro solare originale Seestar S30 Pro (falsi colori)

Fermo restando che nella fotografia solare, soprattutto con strumenti da 30 mm come il Seestar, il limite principale è spesso il seeing: puoi avere il miglior filtro del mondo, ma se l'aria ribolle i dettagli fini spariscono comunque! 

Tenendo conto quanto appena affermato e che stiamo confrontando due immagini già elaborate e compresse, la ripresa con il Baader AstroSolar mi sembra leggermente migliore sotto diversi aspetti.

In particolare:

  • Macchie solari più incise. I bordi delle umbrae appaiono un po' più netti e il contrasto tra umbra e penombra è più evidente.
  • Granulosità della fotosfera. Anche se la risoluzione del Seestar non permette di mostrare la granulazione solare in modo marcato, nella versione Baader la superficie sembra meno "morbida".
  • Minor diffusione della luce. L'immagine arancione presenta un leggero effetto di velatura (scattering) che rende il disco un po' più uniforme e fa perdere microcontrasto.
  • Bordo del disco. Il limb solare nella versione Baader mi sembra leggermente più definito.

Questo è plausibile anche dal punto di vista ottico. Il Baader AstroSolar Safety Film ND 5.0 è considerato uno dei migliori filtri in luce bianca proprio perché:

  • ha un'elevata qualità ottica;
  • introduce pochissima diffusione della luce;
  • mantiene molto bene il contrasto fine.

Il filtro fornito con il Seestar S30 Pro è assolutamente valido e sicuro, ma è pensato per essere pratico e integrato nel sistema. Non mi sorprenderei se sacrificasse un po' di contrasto a favore della semplicità d'uso, che è la cosa che più conta per noi astrofili.


Alla prossima...

domenica 26 luglio 2026

I due volti della Luna

Ogni volta che la Luna supera il primo quarto sembra mostrare due mondi diversi.

Da una parte spiccano i grandi mari lunari, le vaste pianure scure nate miliardi di anni fa quando enormi impatti aprirono la crosta e il magma risalì in superficie, solidificandosi in distese di basalto. Dall'altra emergono gli altipiani, più chiari e antichi, segnati da una fitta rete di crateri che raccontano la storia più remota del nostro satellite.

È proprio questo contrasto a rendere così affascinante questa fase. Il terminatore, la linea che separa il giorno dalla notte lunare, si è ormai spostato verso ovest, ma continua a modellare il paesaggio con ombre che mettono in risalto rilievi, montagne e antichi bacini da impatto. Cambia la luce: ed è la luce, scorrendo lentamente sulla sua superficie, a rivelare ogni volta dettagli nuovi.


Alla prossima...

sabato 25 luglio 2026

La clessidra del tempo stellare

Fotografare la Nebulosa Manubrio (M27) significa osservare una stella mentre scrive il capitolo finale della propria esistenza.

Quella che appare come una delicata nube sospesa nella costellazione della Volpetta, a circa 1.300 anni luce dalla Terra, è in realtà l'involucro di gas espulso da una stella simile al Sole, ormai giunta al termine della sua evoluzione. Al centro della nebulosa rimane una nana bianca caldissima, destinata a raffreddarsi lentamente nel corso di miliardi di anni.

Il nome Dumbbell Nebula ("Nebulosa Manubrio") nasce dall'aspetto che mostrava nei primi telescopi ottocenteschi. Eppure, ogni volta che la osservo, mi ricorda molto di più una gigantesca clessidra cosmica: due lobi luminosi che sembrano trattenere il tempo mentre la stella continua, silenziosamente, a trasformarsi.

Anche questa immagine è stata realizzata sotto un cielo tutt'altro che ideale, dal Parco della Biodiversità di Catanzaro, con il bagliore dell'illuminazione urbana a fare da sfida. Eppure bastano pochi minuti di integrazione perché emerga una realtà invisibile ai nostri occhi: la testimonianza di una morte stellare che, nello stesso momento, arricchisce lo spazio degli elementi da cui nasceranno nuove stelle e nuovi pianeti.

Dati di ripresa

Soggetto: M27 (Nebulosa Manubrio / Dumbbell Nebula)
Costellazione: Volpetta (Vulpecula)
Data di acquisizione: 24 luglio 2026
Integrazione: 41 pose × 20 secondi (circa 13 minuti e 40 secondi)
Strumentazione: obiettivo apocromatico 30/160 mm f/5.3, sensore Sony IMX585 su astro-inseguitore
Elaborazione: pre-processing e stacking con Siril; rimozione del gradiente e ottimizzazione del fondo cielo con GraXpert.



Ogni nebulosa planetaria racconta la fine di una stella. Guardarla oggi significa ricordare che, nell'Universo, anche ciò che sembra una conclusione è spesso soltanto l'inizio di una nuova storia.


Alla prossima...

Un messaggio tra le stelle

Nel cuore della costellazione di Ercole si nasconde uno dei più antichi tesori della nostra Galassia.

Messier 13, il Grande Ammasso Globulare di Ercole

Situato a circa 22.000 anni luce dalla Terra, M13 è uno dei più grandi e luminosi ammassi globulari della Via Lattea. Al suo interno sono raccolte centinaia di migliaia di stelle, tenute insieme dalla reciproca gravità e concentrate in una sfera di appena un centinaio di anni luce di diametro. Molte di esse hanno oltre 11 miliardi di anni e sono tra gli astri più antichi della nostra Galassia.

Osservandolo al telescopio si ha l'impressione di guardare un piccolo universo nel quale ogni punto luminoso è un sole. Nelle fotografie più profonde, il nucleo centrale sembra quasi esplodere in una miriade di stelle, mentre quelle più esterne si disperdono lentamente nello spazio circostante.

M13 è noto anche per un episodio che ha segnato la storia della radioastronomia. Il 16 novembre 1974, in occasione dell'inaugurazione del radiotelescopio di Arecibo dopo un importante aggiornamento, venne trasmesso verso questo ammasso un messaggio radio di 1.679 bit contenente informazioni sull'umanità, sul Sistema Solare e sulla struttura del DNA. Non si trattava di un reale tentativo di stabilire un contatto — il segnale impiegherà circa 25.000 anni per raggiungere M13 e, nel frattempo, l'ammasso si sarà spostato lungo la sua orbita galattica — ma di una dimostrazione simbolica delle capacità tecnologiche raggiunte dall'uomo.

Questa fotografia è stata realizzata ieri sera, durante una serata divulgativa dellUnione Astrofili Catanzaresi, dal Parco della Biodiversità di Catanzaro che non ci risparmia di luci parassite, complice anche la città che lo circonda. 

Ho integrato 46 esposizioni da 20 secondi, per un totale di circa 15 minuti. Sapere che la luce raccolta ha viaggiato per oltre ventiduemila anni prima di raggiungere il sensore rende ogni immagine di M13 qualcosa di più di una semplice fotografia: è una finestra aperta su un passato remotissimo della nostra Galassia.

Dati di ripresa

  • Oggetto: Messier 13 (NGC 6205) – Grande Ammasso Globulare di Ercole
  • Costellazione: Ercole
  • Data: 24 luglio 2026
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Ottica: rifrattore apocromatico 30 mm – 160 mm f/5,3
  • Sensore: Sony CMOS IMX585
  • Integrazione totale: 46 × 20 s (circa 15 minuti)
  • Elaborazione: Siril (pre-processing e stacking), GraXpert (rimozione del gradiente e ottimizzazione del fondo cielo)



Forse il messaggio di Arecibo non sarà mai ricevuto da nessuno. Ma continua a ricordarci che, almeno una volta, l'umanità ha deciso di rivolgere la propria voce verso un antico ammasso di stelle, quasi a dire all'Universo: «Noi siamo qui».


Alla prossima...

venerdì 24 luglio 2026

Dove nascono le stelle

La Nebulosa Aquila (M16) è uno dei luoghi dell'Universo che sembrano sospesi tra il presente e il futuro.

Situata a circa 7.000 anni luce dalla Terra, nella costellazione del Serpente, è una vasta regione di formazione stellare dove immense nubi di idrogeno e polveri continuano a dare origine a nuove stelle. Al suo interno si trova il giovane ammasso aperto NGC 6611, le cui stelle più massicce, nate appena due o tre milioni di anni fa, illuminano e modellano il gas circostante con la loro intensa radiazione.

Tra le strutture più celebri della nebulosa si distinguono i Pilastri della Creazione, resi famosi dalle immagini del telescopio spaziale Hubble. Si tratta di gigantesche colonne di gas e polveri alte diversi anni luce, all'interno delle quali sono ancora in corso processi di formazione stellare. Nella seconda immagine ho evidenziato la loro posizione: non sono immediatamente riconoscibili in una ripresa realizzata con un piccolo telescopio, ma sapere che si trovano proprio lì rende questa fotografia ancora più affascinante.

È questo uno degli aspetti che più amo dell'astrofotografia. Ogni immagine non mostra soltanto ciò che l'occhio riesce a distinguere, ma racconta anche ciò che conosciamo grazie alla ricerca astronomica. Dietro quella tenue nebulosità rossastra si nasconde un laboratorio cosmico dove, ancora oggi, stanno prendendo forma nuove stelle.

Dati di ripresa

  • Oggetto: M16 – Nebulosa Aquila (NGC 6611)
  • Data: 23 luglio 2026
  • Luogo: Squillace Lido (CZ)
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Ottica: rifrattore apocromatico 30 mm – 160 mm f/5,3
  • Sensore: Sony CMOS IMX585
  • Integrazione totale: 127 × 20 s (circa 43 minuti)
  • Elaborazione: Siril (pre-processing e stacking), GraXpert (rimozione del gradiente e ottimizzazione del fondo cielo)



Ogni volta che osserviamo una regione di formazione stellare stiamo assistendo a un processo che la Via Lattea ripete da miliardi di anni. Le stelle che un giorno illumineranno nuovi pianeti stanno iniziando il loro viaggio proprio in luoghi come questo.


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mercoledì 22 luglio 2026

Un'antica città di stelle

Gli ammassi globulari affascinano per un motivo particolare: raccontano il tempo.

Messier 5 (M5) è uno dei più belli osservabili dal nostro emisfero. Situato nella costellazione del Serpente, a circa 24.500 anni luce dalla Terra, contiene centinaia di migliaia di stelle legate dalla reciproca gravità e concentrate in una sfera di appena poche centinaia di anni luce di diametro.

Osservarlo è quasi un piccolo rito per ogni astrofilo. Già con un buon binocolo appare come una soffusa macchia lattiginosa, ma è aumentando l'ingrandimento che l'ammasso rivela la sua vera natura. Le stelle più esterne iniziano lentamente a separarsi dal fondo luminoso, mentre il nucleo centrale rimane straordinariamente denso, tanto da sembrare quasi impenetrabile.

Ciò che rende M5 davvero speciale è la sua età. Le stelle che lo compongono hanno oltre 12 miliardi di anni: erano già presenti quando la Via Lattea era ancora una galassia giovane e il Sistema Solare doveva ancora nascere. Guardando questo ammasso osserviamo alcune delle stelle più antiche della nostra Galassia, sopravvissute praticamente inalterate per gran parte della storia dell'Universo.

Questa immagine è stata realizzata la sera del 21 luglio 2026, integrando 54 esposizioni da 20 secondi, per un totale di circa 18 minuti. Nonostante il piccolo diametro dello strumento, è già possibile intuire la struttura granulare dell'ammasso e l'enorme concentrazione di stelle che caratterizza il suo nucleo.

Dati di ripresa

  • Oggetto: Messier 5 (M5) – Ammasso globulare
  • Data: 21 luglio 2026
  • Luogo: Squillace Lido (CZ)
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Ottica: rifrattore apocromatico 30 mm – 160 mm f/5,3
  • Sensore: Sony CMOS IMX585
  • Integrazione totale: 54 × 20 s (18 minuti)
  • Elaborazione: Siril (pre-processing e stacking), GraXpert (rimozione del gradiente e ottimizzazione del fondo cielo)


Ogni ammasso globulare è come una città costruita agli albori della Via Lattea. Da miliardi di anni le sue stelle continuano a orbitare insieme, custodendo la memoria delle epoche più antiche della nostra Galassia


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martedì 21 luglio 2026

Ali di luce

Tra le costellazioni che dominano il cielo estivo, lo Scorpione custodisce alcuni degli ammassi stellari più belli osservabili con piccoli telescopi e binocoli. Uno di questi è Messier 6 (M6), conosciuto anche come Butterfly Cluster per la disposizione delle sue stelle, che ricorda le ali aperte di una farfalla.

Situato a circa 1.600 anni luce dalla Terra, M6 è un ammasso aperto formato da decine di giovani stelle nate dalla stessa nube di gas e polveri. Hanno un'età di circa un centinaio di milioni di anni, molto inferiore a quella del Sole, e per questo molte di esse brillano ancora con il caratteristico colore azzurro delle stelle più calde.

Tra tutte spicca una presenza insolita: BM Scorpii, una gigante arancione facilmente riconoscibile sul lato occidentale dell'ammasso. Il suo colore caldo contrasta con il bianco-azzurro delle altre stelle, regalando a M6 uno degli accostamenti cromatici più suggestivi del cielo estivo. Ancora oggi gli astronomi discutono se questa stella appartenga realmente all'ammasso oppure sia semplicemente allineata lungo la stessa linea di vista.

Questa fotografia è stata realizzata ieri sera, integrando 113 immagini da 20 secondi, per un tempo complessivo di circa 37 minuti. Anche con un piccolo rifrattore da 30 mm è possibile distinguere chiaramente la struttura dell'ammasso e apprezzare il contrasto tra le sue stelle.

L'ultima volta l'avevo fotografato nel 2008 (sono passati 18 anni) con una Canon 300D al fuoco diretto del 130SLT Celestron. 

Gli ammassi aperti sono tra gli oggetti più affascinanti da osservare perché raccontano una storia comune: stelle nate insieme, dalla stessa nube molecolare, che nei prossimi centinaia di milioni di anni si disperderanno lentamente nella Via Lattea, seguendo ciascuna la propria orbita attorno al centro della Galassia.

Dati di ripresa

  • Oggetto: Messier 6 (NGC 6405) – Butterfly Cluster
  • Data: 20 luglio 2026
  • Luogo: Squillace Lido (CZ)
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Ottica: rifrattore apocromatico 30 mm – 160 mm f/5,3
  • Sensore: Sony CMOS IMX585
  • Integrazione totale: 113 × 20 s (circa 37 minuti)
  • Elaborazione: Siril (pre-processing e stacking), GraXpert (rimozione del gradiente e ottimizzazione del fondo cielo)



Le stelle di M6 sono nate insieme e oggi viaggiano ancora come una famiglia. Tra qualche centinaio di milioni di anni quell'equilibrio si romperà e l'ammasso si dissolverà lentamente nella Via Lattea, ma per noi continuerà a essere una delle più eleganti "farfalle" del cielo estivo.


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lunedì 20 luglio 2026

La Nebulosa Laguna, una culla di stelle nel Sagittario

Tra le meraviglie che popolano il cuore della Via Lattea, poche sono riconoscibili quanto M8, la celebre Nebulosa Laguna. Situata nella costellazione del Sagittario, a circa 4.000 anni luce dalla Terra, è una delle più grandi e luminose regioni di formazione stellare visibili dal nostro emisfero.

Il suo nome deriva dalla caratteristica banda scura di polveri che sembra dividere la nebulosa in due parti, come una laguna attraversata da un canale. In realtà, ciò che osserviamo è un'immensa nube di idrogeno e polveri cosmiche, estesa per oltre cento anni luce, all'interno della quale continuano a nascere nuove stelle.

Al centro della nebulosa si trova il giovane ammasso aperto NGC 6530, composto da stelle nate solo pochi milioni di anni fa. La loro intensa radiazione ultravioletta illumina il gas circostante, facendolo brillare con le tipiche tonalità rossastre dell'idrogeno ionizzato.

Questa fotografia è stata realizzata ieri sera da Squillace Lido, integrando 59 esposizioni da 20 secondi, per un totale di circa 20 minuti. Un tempo relativamente breve, ma sufficiente a rivelare la struttura principale della nebulosa e parte delle nubi oscure che la attraversano.

Ogni immagine del cielo profondo è anche una fotografia del passato. La luce raccolta da questa nebulosa ha iniziato il suo viaggio quando sulla Terra si sviluppavano le prime grandi civiltà dell'Età del Bronzo. Dopo quattromila anni di viaggio nello spazio, quei fotoni hanno raggiunto il sensore del telescopio, permettendoci di osservare un luogo dell'Universo dove la nascita delle stelle continua ancora oggi.

Dati di ripresa

  • Oggetto: M8 – Nebulosa Laguna (NGC 6523) e ammasso aperto NGC 6530
  • Data: 19 luglio 2026
  • Luogo: Squillace Lido (CZ)
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Ottica: rifrattore apocromatico 30 mm – 160 mm f/5,3
  • Sensore: Sony CMOS IMX585
  • Integrazione totale: 20 minuti (59 × 20 s)
  • Elaborazione: Siril (pre-processing e stacking), GraXpert (rimozione del gradiente e ottimizzazione del fondo cielo)

Ogni regione di formazione stellare racconta la stessa storia da milioni di anni: mentre alcune stelle concludono il loro ciclo vitale, altre stanno appena iniziando il proprio. La Via Lattea continua a rinnovarsi, e la Nebulosa Laguna è uno dei luoghi in cui questo processo si lascia osservare con maggiore evidenza.


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domenica 19 luglio 2026

M17, il Cigno tra le stelle del Sagittario

Nelle notti estive il Sagittario è una delle costellazioni più ricche di meraviglie del cielo profondo. Puntando il telescopio poco a nord dell'asterismo della "Teiera", si incontra una luminosa nube di gas nota come M17, conosciuta anche come Nebulosa Omega, Nebulosa Cigno o Nebulosa Ferro di Cavallo.

Osservata con piccoli strumenti, la sua parte più brillante ricorda la sagoma di un cigno con il collo ricurvo, da cui deriva uno dei suoi nomi più popolari.

In realtà M17 è molto più di una curiosa forma nel cielo. Si tratta di una vasta regione di formazione stellare situata a circa 5.500 anni luce dalla Terra, dove giovani stelle, nate solo da pochi milioni di anni, stanno illuminando e modellando l'enorme nube di idrogeno che le circonda. La loro intensa radiazione scolpisce il gas e la polvere, creando le strutture luminose che possiamo osservare nelle fotografie.

La mappa mostra la posizione della nebulosa nella parte settentrionale della costellazione del Sagittario, non lontano da altri celebri oggetti del catalogo Messier come M8 (Nebulosa Laguna), M20 (Nebulosa Trifida) e M22, uno degli ammassi globulari più spettacolari del cielo estivo.

Questa immagine è stata realizzata da Squillace Lido durante la serata di ieri, tutt'altro che perfetta. Il cielo urbano e un tempo di integrazione di appena sette minuti non permettono di estrarre tutti i dettagli della nebulosa, ma sono comunque sufficienti per documentare una delle più grandi "fabbriche di stelle" della Via Lattea.

È sorprendente pensare che una nube distante migliaia di anni luce possa essere registrata con una strumentazione così compatta e in così poco tempo. Ancora una volta, la tecnologia moderna dimostra quanto l'astrofotografia sia diventata accessibile anche in condizioni lontane dall'essere ideali.

Dati di ripresa

  • Oggetto: M17 – Nebulosa Omega (Nebulosa Cigno)
  • Data: 18 luglio 2026
  • Luogo: Squillace Lido (CZ)
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Ottica: rifrattore apocromatico 30 mm – 160 mm f/5,3
  • Sensore: Sony CMOS IMX585
  • Integrazione totale: 7 minuti
  • Elaborazione: Siril (pre-processing e stacking), GraXpert (rimozione del gradiente e ottimizzazione del fondo cielo)



Ogni estate il Sagittario ci offre una finestra sul cuore della Via Lattea. M17 è uno dei luoghi in cui quella Galassia continua ancora oggi a costruire nuove stelle, ricordandoci che l'Universo non è un luogo immobile, ma un laboratorio in continua evoluzione.


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giovedì 2 luglio 2026

Il nostro Sole oggi

2 luglio 2026 – Voghera

L'attività del Sole continua a mantenersi elevata. Nella fotografia di oggi spiccano le regioni attive AR 4478 e AR 4479, entrambe caratterizzate da una configurazione magnetica Beta-Gamma-Delta, una delle più complesse utilizzate nella classificazione delle macchie solari.

Questa configurazione indica la presenza di polarità magnetiche opposte strettamente intrecciate all'interno della stessa regione attiva. Quando i campi magnetici diventano così complessi, possono accumulare enormi quantità di energia che, se rilasciata improvvisamente, dà origine ai brillamenti solari più intensi, compresi quelli di classe X, i più energetici della scala.

Naturalmente la presenza di una configurazione Beta-Gamma-Delta non significa che un forte brillamento sia inevitabile, ma indica che la regione possiede le caratteristiche magnetiche favorevoli perché possa verificarsi.

Seguire giorno dopo giorno l'evoluzione di queste macchie permette di osservare come il Sole sia una stella tutt'altro che immutabile, in continua trasformazione.

Dati di ripresa

  • Data: 2 luglio 2026
  • Luogo: Voghera (PV)
  • Soggetto: Sole con le regioni attive AR 4478 e AR 4479
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Ottica: rifrattore apocromatico 30 mm
  • Focale reale: 160 mm (f/5,3)
  • Focale equivalente: 491 mm
  • Sensore: Sony CMOS IMX585
  • Filtro: filtro solare certificato (trasmissione 0,1%)



⚠️ Le osservazioni e le fotografie del Sole sono state effettuate esclusivamente con un filtro solare certificato montato davanti all'obiettivo. Non osservare mai il Sole direttamente senza un'adeguata protezione.

Ogni gruppo di macchie è il segno visibile di forze magnetiche immense. Fotografarle significa osservare, giorno dopo giorno, l'energia della nostra stella mentre modella la sua superficie.


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lunedì 22 giugno 2026

La Luna nel cielo d'estate

Le sere d'estate non sono le sole a regalare belle osservazioni. Anche nelle ore del giorno, quando il cielo è ancora di un intenso colore azzurro, la Luna continua il suo lento cammino tra le stelle.

Questa immagine, realizzata da Voghera il 22 giugno 2026, mostra il nostro satellite poco oltre il Primo Quarto. Lungo il terminatore, la linea che separa il giorno dalla notte lunare, i crateri e le catene montuose risaltano grazie alle lunghe ombre proiettate dal Sole, rendendo questa fase una delle più interessanti per l'osservazione.

Mi piace fotografare la Luna anche quando il cielo non è ancora buio. Il contrasto con l'azzurro dell'atmosfera terrestre ricorda che il nostro satellite non appartiene soltanto alla notte: è una presenza discreta che accompagna anche le giornate estive, spesso senza che ce ne accorgiamo.

Dati di ripresa

  • Data: 22 giugno 2026
  • Luogo: Voghera (PV)
  • Soggetto: Luna crescente
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Ottica: rifrattore apocromatico 30 mm – 160 mm f/5,3
  • Sensore: Sony CMOS IMX585


La Luna non ha bisogno del buio per farsi osservare. Siamo noi che, troppo spesso, dimentichiamo di alzare lo sguardo anche durante il giorno.


Alla prossima...

mercoledì 17 giugno 2026

Falce di Luna e Venere

Ci sono incontri che non hanno bisogno di essere spettacolari per catturare lo sguardo.

La sottile falce di Luna e Venere hanno accompagnato il tramonto del 17 giugno 2026, regalando uno di quei cieli che invitano semplicemente a fermarsi qualche minuto con il naso all'insù.

La prima immagine mostra la congiunzione immersa nelle ultime luci del crepuscolo di Voghera (PV), mentre la seconda rivela, attraverso il telescopio, la delicata falce lunare con il pianeta che brilla poco più in alto.

Un promemoria di quanto il cielo sappia offrire bellezza anche senza eventi eccezionali: basta concedergli il tempo di osservarlo.

Dati di ripresa

  • Data: 17 giugno 2026
  • Soggetti: Luna crescente e Venere
  • Luogo: Voghera - Oltrepò Pavese
  • Strumento (dettaglio): Seestar S30 Pro
  • Ottica: rifrattore apocromatico 30 mm – 160 mm f/5,3
  • Sensore: Sony CMOS IMX585

 


Ci sono sere in cui il cielo non chiede di essere studiato, ma semplicemente osservato.


Alla prossima...