sabato 25 luglio 2026

La clessidra del tempo stellare

Fotografare la Nebulosa Manubrio (M27) significa osservare una stella mentre scrive il capitolo finale della propria esistenza.

Quella che appare come una delicata nube sospesa nella costellazione della Volpetta, a circa 1.300 anni luce dalla Terra, è in realtà l'involucro di gas espulso da una stella simile al Sole, ormai giunta al termine della sua evoluzione. Al centro della nebulosa rimane una nana bianca caldissima, destinata a raffreddarsi lentamente nel corso di miliardi di anni.

Il nome Dumbbell Nebula ("Nebulosa Manubrio") nasce dall'aspetto che mostrava nei primi telescopi ottocenteschi. Eppure, ogni volta che la osservo, mi ricorda molto di più una gigantesca clessidra cosmica: due lobi luminosi che sembrano trattenere il tempo mentre la stella continua, silenziosamente, a trasformarsi.

Anche questa immagine è stata realizzata sotto un cielo tutt'altro che ideale, dal Parco della Biodiversità di Catanzaro, con il bagliore dell'illuminazione urbana a fare da sfida. Eppure bastano pochi minuti di integrazione perché emerga una realtà invisibile ai nostri occhi: la testimonianza di una morte stellare che, nello stesso momento, arricchisce lo spazio degli elementi da cui nasceranno nuove stelle e nuovi pianeti.

Dati di ripresa

Soggetto: M27 (Nebulosa Manubrio / Dumbbell Nebula)
Costellazione: Volpetta (Vulpecula)
Data di acquisizione: 24 luglio 2026
Integrazione: 41 pose × 20 secondi (circa 13 minuti e 40 secondi)
Strumentazione: obiettivo apocromatico 30/160 mm f/5.3, sensore Sony IMX585 su astro-inseguitore
Elaborazione: pre-processing e stacking con Siril; rimozione del gradiente e ottimizzazione del fondo cielo con GraXpert.



Ogni nebulosa planetaria racconta la fine di una stella. Guardarla oggi significa ricordare che, nell'Universo, anche ciò che sembra una conclusione è spesso soltanto l'inizio di una nuova storia.


Alla prossima...

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