venerdì 21 agosto 2020

È giunto il tempo di riaccendere le stelle

"È giunto il tempo di riaccendere le stelle." (Guillaume Apollinaire)

Ci sono notti in cui il mare sembra fondersi con il cielo e il confine tra i due diventa quasi impercettibile.

Sulla spiaggia di Giovino, il rumore delle onde accompagna uno degli spettacoli più affascinanti dell'estate: la Via Lattea, che attraversa il cielo meridionale mostrando il cuore della nostra Galassia. A sinistra brilla Giove, il gigante del Sistema Solare, mentre poco più distante si trova Saturno, compagno silenzioso delle sere estive.

Le due fotografie raccontano lo stesso momento da prospettive diverse. In una, la spiaggia e il mare sembrano condurre lo sguardo verso l'orizzonte; nell'altra, le piccole barche adagiate sulla battigia ricordano quanto il rapporto tra uomo e cielo accompagni da sempre la storia della navigazione. Per secoli sono state proprio le stelle a indicare la rotta ai marinai, molto prima dell'avvento di bussole satellitari e sistemi GPS.

Anche oggi, nonostante le luci delle città rendano sempre più difficile osservare il cielo notturno, basta allontanarsi di qualche chilometro per ritrovare quella meraviglia che da millenni ispira viaggiatori, filosofi e astronomi.

Forse è proprio questo il fascino dell'astronomia: ricordarci che, sopra il frastuono della vita quotidiana, esiste ancora un cielo capace di farci alzare gli occhi e riscoprire il senso dello stupore.



Alla prossima...



giovedì 20 agosto 2020

Davanti all'infinito

Che cos'è che può colmare questa immensità?

È una domanda che nasce spontanea quando si osserva il cielo in una limpida notte d'estate.

La Via Lattea attraversa il cielo da nord a sud come un immenso fiume di stelle. Ciò che appare come una tenue nube luminosa è in realtà la luce combinata di miliardi di astri della nostra Galassia, vista dall'interno. In queste notti il suo nucleo galattico raggiunge la massima altezza sull'orizzonte meridionale, offrendo uno degli spettacoli più affascinanti dell'anno.

Sulla sinistra domina Giove, il pianeta più luminoso del cielo dopo Venere e la Luna. Poco più in alto si distingue Saturno, meno appariscente ma inconfondibile per chi sa dove cercarlo. Due mondi lontanissimi che, da questa prospettiva, sembrano quasi accompagnare il cammino della Via Lattea.

Davanti a uno spettacolo come questo ci si accorge di quanto siamo piccoli rispetto all'immensità dell'Universo. Eppure è proprio questa capacità di alzare lo sguardo, di interrogarci e di cercare risposte, che rende straordinaria la nostra presenza sotto questo cielo.


"Il cielo non chiede di essere conquistato. Chiede soltanto di essere contemplato."


Alla prossima...

martedì 28 luglio 2020

Un saluto a NEOWISE

Questa sera ho dedicato un ultimo scatto alla cometa C/2020 F3 (NEOWISE), protagonista indiscussa del cielo di luglio.

Dopo aver regalato, nelle scorse settimane, uno degli spettacoli più belli degli ultimi anni, la cometa continua il suo viaggio verso le regioni più esterne del Sistema Solare. La sua luminosità è ormai diminuita fino a circa magnitudine 5,2: non è più osservabile a occhio nudo e diventa sempre più difficile distinguerla, anche con un binocolo, complice la crescente luminosità della Luna che nelle prossime sere renderà l'osservazione ancora più impegnativa.

In questa fotografia la si può individuare tra le costellazioni del Leone Minore, del Leone, della Chioma di Berenice e dei Cani da Caccia, non lontano dal Grande Carro, mentre continua lentamente il suo cammino tra le stelle.

È curioso pensare che il suo viaggio proseguirà ben oltre la nostra epoca. Dopo aver attraversato il Sistema Solare interno e averci regalato questo magnifico spettacolo, NEOWISE riprenderà la sua lunga orbita e tornerà a far visita al Sole soltanto tra circa 6.800 anni

Per noi, dunque, questo è davvero un arrivederci... impossibile.

Dati di ripresa

  • Data: 28 luglio 2020
  • Ora: 21:44 (19:44 UTC)
  • Luogo: Squillace Lido (CZ)
  • Magnitudine: 5,2
  • Fotocamera: Fujifilm X-T1
  • Obiettivo: 18 mm
  • Tecnica: integrazione di esposizioni da 15 secondi su treppiede.



"Le stelle ci accompagnano per tutta la vita. Le comete, invece, ci ricordano quanto sia prezioso l'attimo in cui il cielo decide di sorprenderci."

Alla prossima...

mercoledì 22 luglio 2020

Sotto lo stesso cielo

"Le stelle sembrano immobili. Le comete, invece, ci ricordano che il cielo è un viaggio continuo."

Anche questa sera la cometa NEOWISE è tornata a mostrarsi nel cielo nord-occidentale, poco sopra l'orizzonte, mentre il crepuscolo lasciava lentamente spazio alla notte.

Ogni osservazione è diversa dalla precedente. La posizione della cometa cambia rispetto alle stelle di fondo, la sua luminosità evolve lentamente e anche il paesaggio terrestre contribuisce a rendere ogni fotografia unica.

In questa immagine la tenue coda ionica si distingue appena accanto alla più luminosa coda di polveri, entrambe modellate dall'azione del Sole ma governate da fenomeni differenti. È un dettaglio delicato, che emerge soprattutto nelle fotografie a lunga esposizione.

Mentre NEOWISE prosegue il suo viaggio verso le regioni più esterne del Sistema Solare, continua a ricordarci quanto il cielo sia vivo e in continuo movimento. Basta osservarlo con pazienza per accorgersi che nessuna notte è davvero uguale alla precedente. 



Alla prossima

Il tempo sotto il cielo

Non serve dire molto quando il cielo racconta già tutto.

La Via Lattea attraversa la notte sopra la croce, mentre all'orizzonte le ultime luci dei paesi lasciano spazio all'immensità della nostra Galassia. In questi momenti l'astronomia non è soltanto osservazione: è anche occasione per fermarsi, contemplare e ritrovare il senso della nostra piccola presenza nell'Universo.

«Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo.»
Ecclesiaste 3,1


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martedì 21 luglio 2020

Ancora sulla NEOWISE

"Ci sono luci che sembrano appartenere alla notte. Le comete, invece, sembrano portare con sé il ricordo delle origini del Sistema Solare."

Da qualche sera la cometa C/2020 F3 (NEOWISE) continua ad accompagnare il crepuscolo estivo, mostrando un aspetto che cambia lentamente di giorno in giorno. Pur allontanandosi dal Sole e dalla Terra, rimane ancora uno degli oggetti più affascinanti del cielo di luglio.

In questa fotografia la cometa appare sospesa sopra il profilo delle colline, immersa nelle ultime luci del tramonto. Il cielo non è ancora completamente buio e il bagliore dell'orizzonte rende ancora più evidente il contrasto con la chioma luminosa e la lunga coda che si dissolve tra le stelle.

Le comete sono spesso descritte come "stelle con la coda", ma in realtà sono piccoli nuclei di ghiaccio, polveri e materiali primitivi che, avvicinandosi al Sole, liberano gas e particelle formando quella caratteristica chioma che le rende immediatamente riconoscibili.

In questi giorni vale davvero la pena dedicare qualche minuto all'osservazione del cielo dopo il tramonto: NEOWISE continua a regalare uno spettacolo che non capita di vedere così spesso.  





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Il cuore immobile del cielo

Mentre tutto sembra ruotare, c'è un punto che resta immobile. È lì che il cielo ci rivela, con pazienza, il movimento della Terra.

45 minuti di rotazione terreste intorno alla stella polare, dalle 22.20 alle 23.05 del 20 luglio 2020 
(punto di ripresa: una piazzola di sosta sulla SP57).


Alla prossima...

domenica 19 luglio 2020

NEOWISE continua a incantare il cielo di luglio

Anche questa sera la cometa C/2020 F3 (NEOWISE) si è lasciata ammirare nel cielo del crepuscolo, regalando uno spettacolo che non è frequente osservare. Bassa sull'orizzonte nord-occidentale, è ancora visibile anche a occhio nudo da luoghi con un cielo sufficientemente buio, mentre un binocolo permette di apprezzarne meglio la chioma e la lunga coda.

La fotografia è stata realizzata da Squillace Lido alle 21:33. Al momento della ripresa la cometa si trovava a circa 20° di altezza sull'orizzonte e brillava di magnitudine 3,6.

L'integrazione di più esposizioni mette in evidenza un dettaglio particolarmente interessante: oltre alla luminosa coda di polveri, leggermente ricurva, è possibile distinguere anche la più debole coda ionica, che si estende quasi rettilinea nella direzione opposta al Sole. Le due strutture hanno origini diverse: la prima è costituita da minuscole particelle solide illuminate dalla luce solare, mentre la seconda è formata da gas ionizzati modellati dal vento solare.

In questi giorni NEOWISE attraversa le regioni di cielo comprese tra il Grande Carro e la Lince, offrendo agli appassionati un'ottima occasione per seguirne, sera dopo sera, il lento cammino tra le stelle. È uno di quegli eventi che ricordano quanto il cielo sia dinamico e in continuo cambiamento.

Dati di ripresa

  • Data: 19 luglio 2020
  • Ora: 21:33 (19:33 UTC)
  • Luogo: Squillace Lido (CZ)
  • Direzione: Nord-Ovest
  • Altezza sull'orizzonte: 20°
  • Magnitudine: 3,6
  • Fotocamera: Fujifilm X-T1
  • Obiettivo: 55 mm (APS-C, equivalente a 82,5 mm su full frame)
  • Tecnica: integrazione di 12 esposizioni da 10 secondi eseguite su treppiede.




"Le comete attraversano il cielo in silenzio, ma riescono sempre a ricordarci quanto sia prezioso fermarsi, anche solo per qualche minuto, con lo sguardo rivolto alle stelle."

Alla prossima

lunedì 13 luglio 2020

Le lune che cambiarono il cielo

Ci sono osservazioni che segnano una svolta nella storia della scienza. Quella di Giove e dei suoi quattro satelliti maggiori è una di queste.

Nel gennaio del 1610, puntando verso il gigante gassoso il suo piccolo cannocchiale, Galileo Galilei notò quattro minuscoli punti luminosi disposti ai lati del pianeta. In poche notti si rese conto che cambiavano posizione, ma restavano sempre vicini a Giove. Erano corpi che gli orbitavano attorno.

Quella scoperta dimostrava che non tutti gli astri ruotavano intorno alla Terra e rappresentò una delle prime prove osservative a favore della nuova visione copernicana dell'Universo.

Nell'immagine sono visibili i quattro satelliti galileianiIo, Europa, Ganimede e Callisto — ancora oggi tra gli oggetti più affascinanti da osservare con un telescopio amatoriale. Ognuno di essi è un mondo a sé: Io è il corpo più vulcanicamente attivo del Sistema Solare; Europa custodisce probabilmente un vasto oceano sotto la sua crosta ghiacciata; Ganimede è la luna più grande del Sistema Solare, persino più grande del pianeta Mercurio, mentre Callisto conserva una delle superfici più antiche e craterizzate conosciute.

Al momento in cui ho effettuato le due riprese Giove si trovava a circa 600 milioni di chilometri dalla Terra. Eppure, grazie al telescopio, è possibile distinguere le principali bande nuvolose della sua atmosfera e seguire il lento moto dei suoi satelliti, che cambiano configurazione di notte in notte proprio come osservò Galileo oltre quattro secoli fa.

Oggi conosciamo 79 satelliti di Giove, ma sono ancora quei quattro piccoli punti di luce a raccontare una delle pagine più importanti della storia dell'astronomia.

Dati di ripresa

  • Data e ora di ripresa: 12 luglio 2020  23:30–23:35 (LT)
  • Pianeta: Giove
  • Distanza dalla Terra: circa 600 milioni di km
  • Ripresa a largo campo: Fujifilm X-T1 al fuoco diretto dell'Intes MK66 (1800 mm), esposizione 2 secondi
  • Ripresa di dettaglio: Intes MK66 con focale equivalente di circa 2500 mm e camera CCDplanetaria dedicata
  • Satelliti visibili: Europa, Io, Ganimede e Callisto




"Quattro piccoli punti di luce furono sufficienti a cambiare per sempre la nostra idea dell'Universo."

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Il Signore degli Anelli

Ci sono pianeti che affascinano per i loro colori e altri per la loro imponenza. Saturno, invece, conquista al primo sguardo grazie ai suoi anelli, un sistema tanto spettacolare da essere riconoscibile anche con un piccolo telescopio.

L'immagine è stata ripresa nelle prime ore di oggi, 13 luglio 2020, in uno dei periodi migliori dell'anno per osservare il pianeta. In questi giorni Saturno si trova infatti vicino all'opposizione, la configurazione in cui Terra e pianeta sono allineati con il Sole e la distanza tra i due si riduce quasi al minimo. È il momento ideale per coglierne i dettagli.

Gli anelli, che sembrano un unico disco continuo, sono in realtà formati da miliardi di frammenti di ghiaccio e roccia, dalle dimensioni che vanno da minuscoli granelli fino a blocchi di diversi metri. Pur estendendosi per centinaia di migliaia di chilometri, il loro spessore medio è sorprendentemente ridotto: in molti punti misura appena poche decine di metri.

Nell'immagine si distingue chiaramente la Divisione di Cassini, la grande separazione che divide gli anelli A e B, scoperta nel 1675 dall'astronomo Giovanni Domenico Cassini. Anche se appare come un semplice solco scuro, è larga quasi 5.000 chilometri, una distanza superiore al diametro dell'intera Europa.

Ogni volta che punto il telescopio verso Saturno provo la stessa sensazione: quella di osservare uno degli spettacoli più eleganti del Sistema Solare. È uno di quegli oggetti che non deludono mai, sia chi lo vede per la prima volta, sia chi continua a osservarlo da anni.

Dati di ripresa

  • Data e ora: 13 luglio 2020, ore 00:56 (LT)
  • Telescopio: Intes MK66 Maksutov-Cassegrain
  • Focale di ripresa: 3600 mm (f/24)
  • Camera: CCD planetaria dedicata
  • Tecnica: acquisizione video con elaborazione mediante RegiStax6 (1300 fotogrammi selezionati su 1700) e rifinitura (wavelet di RegiStax6 e CameraRaw).

"Ci sono immagini che si ammirano. Saturno, invece, è uno di quei mondi che invitano a fermarsi e osservare."

Alla prossima...

mercoledì 8 luglio 2020

Quando la Terra scrive nel cielo

Guardando il cielo a occhio nudo siamo portati a pensare che siano le stelle a muoversi. In realtà è la Terra, con la sua incessante rotazione, a farci percepire questo lento movimento della volta celeste.

Questa fotografia è uno Startrail, una tecnica che permette di rendere visibile ciò che normalmente sfugge ai nostri occhi. La fotocamera, fissata su un treppiede, ha raccolto la luce delle stelle per 45 minuti, registrando il loro moto apparente come una serie di archi luminosi che sembrano avvolgere il cielo.

L'inquadratura è rivolta verso il settore nord-nordovest, nella regione circumpolare. Sulla sinistra si riconosce il Grande Carro, con le sue due stelle più celebri, Dubhe e Merak, note come i "guardiani" perché, prolungando idealmente la linea che le unisce, conducono alla Stella Polare.

L'immagine è stata realizzata dal centro urbano di Squillace lido, a dimostrazione che anche sotto un cielo interessato dall'inquinamento luminoso è possibile raccontare il movimento della Terra attraverso la fotografia. Le stelle non lasciano realmente queste scie: sono il risultato della rotazione terrestre, che compie un giro completo in circa ventiquattro ore.

Ogni Startrail è, in fondo, una piccola misura del tempo. Non congela un istante, ma raccoglie decine di minuti di cielo in una sola immagine, trasformando il tempo in un segno visibile.

Dati di ripresa

  • Data: 8 luglio 2020
  • Orario: dalle 22:12 alle 22:57 (45 minuti)
  • Luogo: Squillace lido
  • Inquadratura: cielo circumpolare, settore NNW
  • Soggetti principali: Grande Carro, Dubhe (α UMa) e Merak (β UMa)

"Le stelle sembrano tracciare il loro cammino nel cielo. In realtà è la Terra che, ruotando silenziosamente sotto di noi, disegna queste scie di luce".

Alla prossima.

lunedì 29 giugno 2020

I colori invisibili della Luna

A prima vista la Luna sembra un mondo in bianco e nero. Eppure abbiamo capito in questi anni che osservandola con attenzione e utilizzando una particolare elaborazione fotografica, emergono sfumature che l'occhio umano normalmente non riesce a percepire.

L'immagine di questa sera mette in evidenza ancora una volta proprio questi colori nascosti, che non sono artificiali ma corrispondono a reali differenze nella composizione della superficie lunare.

Le tonalità azzurre e violacee identificano principalmente antiche colate di basalto ricche di titanio, che hanno riempito gli enormi bacini d'impatto formando i cosiddetti mari lunari. Le aree più chiare, invece, appartengono agli altopiani ricchi di anortosite, la crosta primordiale della Luna, mentre le diverse sfumature raccontano variazioni nella quantità di ferro, titanio e nel grado di alterazione del suolo dovuto al continuo bombardamento di micrometeoriti.

È sorprendente pensare che ciò che appare come una semplice differenza di colore sia, in realtà, una vera e propria carta geologica del nostro satellite naturale.

La Luna di questo scatto odierno si trova in fase gibbosa crescente, con circa il 67% del disco illuminato. Il terminatore attraversa ancora regioni ricchissime di dettagli, mentre l'elaborazione cromatica permette di apprezzare anche le differenze mineralogiche tra i grandi mari basaltici e gli antichi altopiani.

Dati di ripresa

  • Data e ora: 29 giugno 2020, ore 22:32 CEST (20:32 UTC)
  • Distanza dalla Terra: 365.665 km
  • Fase: gibbosa crescente
  • Età della Luna: 8,58 giorni
  • Illuminazione: 67,2%
  • Diametro apparente: 32,68'
  • Strumentazione: fotocamera Fujifilm X-T1 al fuoco diretto di un telescopio Intes Maksutov-Cassegrain (150 mm) con focale equivalente di 3000 mm.
  • Elaborazione: aumento progressivo della saturazione cromatica per evidenziare le naturali differenze di riflettanza e composizione mineralogica della superficie lunare.

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giovedì 28 maggio 2020

La Luna che cambia ogni sera

Ci sono sere in cui il cielo non chiede grandi imprese. Non serve inseguire galassie lontane o nebulose appena percettibili. Basta alzare lo sguardo verso la Luna.

È sempre lei, eppure non è mai la stessa.

Ogni notte la luce del Sole disegna un paesaggio diverso. I crateri che ieri erano nascosti emergono dall'ombra, le montagne acquistano profondità e vaste pianure di lava sembrano cambiare volto. È come sfogliare lentamente un libro antico, una pagina dopo l'altra.

Questa sera la Luna si trova in fase crescente, con poco più del 35% del disco illuminato. Il terminatore attraversa regioni ricchissime di dettagli: è qui che il Sole, ancora basso sull'orizzonte lunare, proietta lunghe ombre capaci di esaltare ogni rilievo. Per gli osservatori è uno dei momenti più affascinanti del mese, perché il contrasto rende visibili particolari che durante il plenilunio tendono quasi a scomparire.

Osservando con attenzione si distinguono i grandi bacini basaltici, antichi mari ormai solidificati, accanto agli altopiani disseminati di crateri, memoria degli innumerevoli impatti che hanno modellato la superficie del nostro satellite nel corso di miliardi di anni.

Forse è proprio questo il fascino della Luna: non occorre andare lontano per sentirsi esploratori. Ogni sera ci offre un volto nuovo e ci ricorda che anche l'oggetto più familiare del cielo può ancora sorprenderci, se gli dedichiamo qualche minuto di silenzio.

Dati di ripresa

  • Data: 28 maggio 2020
  • Fase lunare: falce crescente (circa 35% del disco illuminato)
  • Telescopio: Intes MK66 Maksutov-Cassegrain 150/1800 mm
  • Ripresa: fuoco diretto
  • Camera: Fujifilm XT-1
  • Tecnica: acquisizione video con selezione e somma dei migliori fotogrammi.
"La Luna non cambia volto: è la luce che, notte dopo notte, ci insegna a guardarlo con occhi diversi."


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martedì 5 maggio 2020

Prima del plenilunio

La Luna di questa sera - foto delle 22,40 al passaggio dal meridiano - si presenta in fase gibbosa crescente, con circa il 94% del disco illuminato. Mancano ormai meno di quarantotto ore al plenilunio, previsto per il 7 maggio, ma il terminatore è ancora ben evidente lungo il bordo occidentale del disco.

È proprio questa sottile fascia che rende la Luna particolarmente interessante dal punto di vista osservativo. Qui il Sole illumina la superficie con un'inclinazione molto bassa, proiettando lunghe ombre che esaltano il rilievo di crateri, montagne e fratture della crosta lunare. Con l'avvicinarsi della Luna piena queste ombre tenderanno progressivamente a scomparire, rendendo il paesaggio apparentemente più uniforme.

Nell'immagine si distinguono chiaramente i grandi mari lunari, vaste pianure basaltiche formatesi miliardi di anni fa in seguito a giganteschi impatti e successivamente riempite da colate di lava (appena evidenti anche i colori minerali). Sono inoltre ben visibili i sistemi di raggi chiari che si dipartono dai crateri Tycho e Copernicus, tra le strutture più spettacolari dell'intera superficie lunare.

Ogni osservazione della Luna è diversa dalla precedente: il continuo mutare dell'illuminazione solare modifica l'aspetto dei rilievi e rivela dettagli sempre nuovi, facendo del nostro satellite uno degli oggetti più affascinanti del cielo per l'osservazione visuale e l'astrofotografia. Ogni scatto è il ritratto di un istante irripetibile: cambia la fase, cambia la luce, cambia il paesaggio.

  • Data e ora: 5 maggio 2020, ore 22:40 (CEST)
  • Fase lunare: gibbosa crescente
  • Illuminazione del disco: 94,6%
  • Età della Luna: circa 12,8 giorni
  • Telescopio: Intes MK66 Maksutov-Cassegrain 150/1800 mm
  • Ripresa: fuoco diretto
  • Camera: Fujifilm XT-1

  • Alla prossima.



    lunedì 4 maggio 2020

    La falce di Venere

    Venere ripreso il 30 aprile 2020 scorso al fuoco diretto del mio telescopio Intes MK66 (a 2000 mm di focale).

    Dopo aver dominato per molti mesi il cielo della sera con la sua straordinaria luminosità, Venere sta rapidamente avvicinandosi alla congiunzione inferiore con il Sole. In questi giorni è ancora ben visibile a occidente dopo il tramonto, ma la sua distanza angolare dal Sole diminuisce di sera in sera e, di conseguenza, anche la sua altezza sull'orizzonte.

    Osservandolo al telescopio, il pianeta mostra una caratteristica fase a falce, molto simile a quella della Luna. Questo accade perché Venere, essendo un pianeta interno all'orbita terrestre, ci presenta diverse porzioni della sua superficie illuminata durante il suo moto intorno al Sole. Man mano che si avvicina alla Terra, il suo diametro apparente aumenta, mentre la frazione illuminata diminuisce, rendendo la falce sempre più sottile.

    Nei prossimi giorni Venere continuerà a perdere quota nel cielo serale fino a scomparire nella luce del crepuscolo, in vista della congiunzione inferiore, prevista all'inizio di giugno. Dopo un breve periodo di invisibilità, il pianeta riapparirà all'alba, diventando protagonista del cielo del mattino.

    Questa immagine, ripresa al fuoco diretto del mio Intes MK66, mostra proprio una delle ultime spettacolari fasi di questa apparizione serale di Venere, prima del suo passaggio tra la Terra e il Sole.



    Alla prossima...

    venerdì 1 maggio 2020

    Lungo il terminatore lunare

    Ogni fase lunare offre dettagli diversi da osservare, ma è lungo il terminatore, la linea che separa il giorno dalla notte sulla superficie della Luna, che il paesaggio raggiunge il massimo della spettacolarità.

    Con il Sole che illumina il terreno con un'angolazione molto bassa, i crateri, le catene montuose e le fratture della crosta proiettano lunghe ombre che ne esaltano il rilievo, restituendo una straordinaria sensazione di tridimensionalità. È proprio in queste condizioni che la Luna rivela i suoi dettagli più affascinanti, spesso invisibili durante il plenilunio, quando l'illuminazione frontale tende ad appiattire il paesaggio.

    La regione ripresa in questa immagine è caratterizzata da un'impressionante concentrazione di crateri da impatto, formatisi nel corso di oltre quattro miliardi di anni. A differenza della Terra, dove atmosfera, erosione e attività geologica cancellano progressivamente le tracce del passato, sulla Luna queste antiche cicatrici si sono conservate quasi intatte, trasformando il nostro satellite in un prezioso archivio della storia del Sistema Solare.

    L'immagine è stata ottenuta elaborando più sequenze video, selezionando e sommando i fotogrammi migliori per ridurre gli effetti della turbolenza atmosferica e mettere in evidenza i dettagli più fini della superficie, alla fine ho unito i fotogrammi per creare un mosaico

    Dati di ripresa: telescopio Intes MK66 (150/1800 mm) utilizzato a fuoco diretto e camera planetaria Imaging Source.


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    giovedì 16 aprile 2020

    Le Pleiadi: il calendario delle antiche civiltà

    Venere con, in basso, l'ammasso aperto delle Pleiadi (M45 del catalogo Messier), nella costellazione del Toro, conosciute nella mitologia greca come le Sette Sorelle.
    Fotocamera Fujifilm X-T1 – esposizione di 60 secondi.

    «Quando sorgono le Pleiadi, figlie di Atlante,
    incomincia la mietitura; l'aratura, invece, al loro tramonto.
    Queste sono nascoste per quaranta giorni
    e per altrettante notti; poi, inoltrandosi l'anno,
    esse appaiono appena che si affili la falce.»
    (Esiodo - Le opere e i giorni)

    Le Pleiadi sono probabilmente l'ammasso stellare più famoso del cielo. Visibili anche a occhio nudo come un piccolo gruppetto di stelle azzurrine, distano circa 440 anni luce dalla Terra e sono costituite da centinaia di giovani stelle, nate dalla stessa nube molecolare circa 100 milioni di anni fa.

    Fin dall'antichità hanno rappresentato un importante riferimento per molte civiltà. Greci, Egizi, Babilonesi, Maya e numerosi altri popoli ne seguivano il sorgere e il tramontare per scandire il calendario agricolo e le stagioni, attribuendo a questo piccolo ammasso un profondo valore simbolico e pratico.

    In questa immagine, la loro delicata luce è accompagnata dallo splendore di Venere, il pianeta più luminoso del cielo dopo il Sole e la Luna. La vicinanza apparente tra il pianeta e le Pleiadi è soltanto un effetto prospettico: mentre Venere si trova a poche decine di milioni di chilometri dalla Terra, le stelle dell'ammasso sono oltre quattrocento anni luce più lontane, un promemoria delle immense profondità dello spazio che si celano dietro ciò che osserviamo nel cielo notturno.


    Alla prossima...

    mercoledì 8 aprile 2020

    La Superluna di aprile

    Dopo una lunga pausa forzata torno finalmente a pubblicare sul blog.

    Questa sera la Luna piena ha raggiunto il perigeo, il punto della sua orbita in cui si trova alla minima distanza dalla Terra. È la cosiddetta Superluna, un termine con cui si indica una Luna piena che appare leggermente più grande e luminosa del normale, anche se la differenza è piuttosto difficile da apprezzare a occhio nudo.

    Ho approfittato del cielo sereno per dedicare qualche minuto all'osservazione e realizzare questa immagine del nostro satellite naturale utilizzando un piccolo rifrattore Sky-Watcher 70/500 mm.

    Nonostante le dimensioni contenute dello strumento, sono ben riconoscibili i grandi mari lunari e alcuni dei dettagli più spettacolari della superficie, come il sistema di raggi del cratere Tycho, nella parte meridionale del disco, e quello di Copernicus, poco più a nord. Queste strutture sono il risultato di antichi impatti meteorici che hanno modellato la superficie lunare nel corso di miliardi di anni.

    In questi giorni, in cui siamo tutti chiamati a rimanere a casa, alzare lo sguardo verso il cielo rappresenta un'occasione per concedersi qualche momento di tranquillità. La Luna continua il suo viaggio attorno alla Terra con la stessa regolarità di sempre, ricordandoci che, al di sopra delle vicende quotidiane, l'Universo segue il suo incessante ritmo.

    Ripresa effettuata con telescopio Sky-Watcher 70/500 mm.


    Alla prossima.