sabato 20 maggio 2023

Una tuta, mille sogni

Ci sono oggetti che raccontano molto più della loro funzione.

Quella esposta al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia "Leonardo da Vinci" di Milano è una tuta appartenuta a Samantha Cristoforetti durante la sua attività con l'Agenzia Spaziale Europea.

Guardandola da vicino colpisce la semplicità. Nessun effetto speciale, nessuna immagine spettacolare dello spazio. Solo un indumento ricco di stemmi, missioni e simboli che rappresentano anni di studio, addestramento e lavoro.

Quando si parla di esplorazione spaziale è facile lasciarsi affascinare dai razzi o dalla Stazione Spaziale Internazionale. Eppure ogni missione è fatta soprattutto di persone: uomini e donne che dedicano anni della propria vita alla ricerca scientifica e alla cooperazione internazionale.

Per chi ama osservare il cielo, incontrare un oggetto come questo significa ricordare che tra il telescopio di un astrofilo e un laboratorio in orbita esiste un unico filo conduttore: la curiosità di capire ciò che ci circonda.

Le stelle che osserviamo dal giardino di casa sono le stesse verso cui l'umanità continua a rivolgere il proprio sguardo, con strumenti sempre più sofisticati ma con la stessa, immutata, voglia di conoscere.


Alla prossima...

lunedì 8 maggio 2023

Quando le stelle indicavano la rotta

Prima del GPS, prima della radio e persino prima degli orologi abbastanza precisi da accompagnare una nave per mesi, c'era il cielo.

Per secoli marinai ed esploratori hanno affidato la propria posizione alle stelle, al Sole e alla Luna. Ogni strumento custodito in questa sala racconta una parte di quella storia: sestanti, ottanti, cannocchiali e strumenti di misura che trasformavano l'osservazione del cielo in una posizione sulla carta nautica.

Con il sestante era possibile misurare con estrema precisione l'altezza di un astro sopra l'orizzonte. Confrontando quella misura con le effemeridi astronomiche e conoscendo l'ora esatta, un navigatore poteva determinare la propria latitudine e, successivamente, anche la longitudine.

È sorprendente pensare che la sicurezza di una nave, il successo di una spedizione o la scoperta di nuove terre dipendessero dalla capacità di leggere il cielo con precisione.

Osservando questi strumenti - custoditi al Galata Museo del Mare di Genova - viene naturale fare un paragone con l'astronomia di oggi. Noi utilizziamo telescopi digitali, fotocamere e software capaci di individuare automaticamente gli oggetti celesti. Eppure il principio è rimasto lo stesso: osservare il cielo significa ricavarne informazioni.

Ogni fotografia astronomica che realizziamo oggi è, in fondo, l'erede di quei primi strumenti con cui l'uomo imparò a trasformare le stelle in una guida.





Alla prossima

Quando il Sole dettava l'ora

Guardando questa piccola tavola in marmo, custodita al Castello d'Albertis a Genova, si potrebbe pensare a una semplice tabella di numeri. In realtà racconta un'epoca in cui il tempo non era scandito da orologi atomici, smartphone o satelliti, ma dal moto apparente del Sole.

L'iscrizione riporta i minuti da aggiungere al tempo vero di Genova per ottenere il tempo medio dell'Europa Centrale. Un concetto che oggi può sembrare insolito, ma che per secoli ha accompagnato la vita quotidiana, la navigazione e l'astronomia.

Il tempo vero è quello indicato dal Sole: il mezzogiorno coincide con l'istante in cui il nostro astro attraversa il meridiano del luogo raggiungendo la massima altezza nel cielo. È un riferimento naturale, ma presenta un inconveniente: la durata del giorno solare non è perfettamente costante durante l'anno, a causa dell'inclinazione dell'asse terrestre e dell'orbita ellittica della Terra.

Per rendere uniforme la misura del tempo si introdusse il tempo medio, basato su un Sole "ideale" che si muove con regolarità. Successivamente, con la nascita dei fusi orari, molte città adottarono un'unica ora di riferimento. La tabella fotografata permetteva proprio di convertire il tempo locale di Genova nell'ora ufficiale dell'Europa Centrale.

È curioso pensare che fino a poco più di un secolo fa ogni città aveva, di fatto, il proprio mezzogiorno. Viaggiando da una località all'altra, anche gli orologi dovevano essere regolati. Solo con l'espansione delle ferrovie e delle comunicazioni divenne indispensabile adottare un tempo comune.

Osservare questa tavola significa ricordare che, prima di diventare una questione di tecnologia, il tempo era soprattutto una questione di astronomia. 



Alla prossima,

giovedì 22 dicembre 2022

Bene cari amici astrofili, ben ritrovati e grazie per aver seguito il mio blog fino a questo momento...

Inizio subito pubblicando tre scatti di alcuni oggetti del catalogo di Messier. Per chi non lo sapesse, il catalogo di Messier è una collezione di 110 oggetti celesti, principalmente ammassi globulari, nebulose e galassie, catalogati dall'astronomo Charles Messier nel XVIII secolo.

In generale, gli oggetti di Messier, ma anche le costellazioni sono un ottimo punto di partenza per gli astrofili alle prime armi, poiché sono facili da trovare e offrono una varietà di oggetti interessanti da osservare. Tuttavia, è importante ricordare che per ottenere la migliore visuale degli oggetti celesti, è necessario trovare un luogo con un cielo oscuro e privo di inquinamento luminoso. 

Anche se non si possiede un equipaggiamento professionale, con un po' di pazienza e una buona pianificazione, è possibile ottenere risultati sorprendenti con una fotocamera e un treppiede di base.

Le foto che presento oggi sono tutte riprese intervallate, 200 scatti per ogni oggetto, da 1 secondo ciascuna, e integrate per creare un'unica immagine finale equiparabile ad uno scatto singolo di circa 3 minuti (impossibile da realizzare senza un astroinseguitore). 

Questa scelta di tante immagini da 1 secondo è servita a testare dove ci si può spingere con una attrezzatura minima e senza pretese.

 

La prima foto è relativa a M16 e M17

M16, noto anche come l'Ammasso aperto del Serpente, è un ammasso aperto di stelle giovani situato nella costellazione del Serpente

M17, noto anche come la Nebulosa Omega o  Nebulosa del Sagittario, è una nebulosa di emissione situata nella costellazione del Sagittario.

Entrambi gli oggetti possono essere facilmente individuati nella regione del cielo compresa tra le costellazioni del Sagittario e del Serpente durante la stagione estiva. 



La seconda foto invece ritrae M8, M20 e M21 

M8, noto anche come la Nebulosa Laguna, è una nebulosa di emissione situata nella costellazione del Sagittario. La nebulosa ha una forma allungata e presenta una serie di stelle giovani al suo interno.

M20, noto anche come la Nebulosa Trifida, è una nebulosa di emissione situata nella costellazione del Sagittario. La nebulosa presenta tre bracci di gas e polvere emettenti luce, da cui il suo nome.

M21, noto anche come l'Ammasso aperto di M21, è un ammasso aperto di stelle giovani situato nella costellazione del Sagittario e può essere facilmente osservato in cieli oscuri con un binocolo o un piccolo telescopio.

Anche questi oggetti possono essere facilmente individuati nella regione del cielo compresa tra le costellazioni del Sagittario e del Serpentes durante la stagione estiva.



L'ultima immagine è relativa a M22

M22, noto anche come l'Ammasso globulare di M22, Si trova a circa 10.000 anni luce di distanza da noi e può essere facilmente osservato in cieli oscuri con un binocolo o un piccolo telescopio. L'ammasso globulare, situato nella regione del cielo compresa tra le costellazioni del Sagittario e del Serpente e visibile durante la stagione estiva, è uno dei più luminosi e facilmente osservabili del cielo notturno e include circa 80.000 stelle.

M22 può essere facilmente individuato nella regione del cielo compresa tra le costellazioni del Sagittario e del Serpente durante la stagione estiva. Utilizzando una mappa del cielo o un'app di osservazione, puoi individuare la posizione esatta di questo oggetto nel cielo notturno. 



Non mi resta che augurarvi Buon divertimento con le vostre osservazioni!
Alla prossima...


martedì 25 ottobre 2022

Osservando una Eclissi Solare

 Sempre emozionante osservare una Eclissi Solare.

Quella di oggi è durata un paio d'ore. Io ho fotografato la sequenza dal momento di ingresso alle 11:34 (Local time) fino al punto massimo di copertura del 14,70% verificatosi alle ore 12:30.
Quelli che propongo sono 9 scatti intervallati da circa 6 minuti (anche se ho scattato ogni 30 secondi) effettuati con Fujifilm XT-1 al fuoco diretto di piccolo telescopio da 500 mm di focale dotato di filtro "Astrosolar" che filtra il 99,9% della luce solare e di raggi UV.
Osservando la superficie sono chiaramente visibili le due regioni (la 3131 in basso a sinistra e la 3126 in alto a destra) interessate da macchie solari di classe beta.


Alla prossima...

domenica 9 ottobre 2022

L'attesa della Luna

Ci sono spettacoli che durano pochi minuti e che cambiano continuamente davanti ai nostri occhi.

Questa sera, alla vigilia del plenilunio di ottobre, la Luna è emersa lentamente dal mare, accompagnando il passaggio dal crepuscolo alla notte. Ho voluto raccogliere quattro istanti della sua ascesa, prima che le nuvole ne interrompessero lo spettacolo.

Nei primi minuti il disco lunare appare più caldo e intenso rispetto a quando è alto nel cielo. La luce attraversa uno strato molto più spesso dell'atmosfera terrestre, che diffonde maggiormente le componenti blu dello spettro e lascia prevalere le tonalità rosse e arancioni. È lo stesso fenomeno che rende infuocati i tramonti.

Mentre la Luna sale, il cielo si oscura rapidamente e il contrasto aumenta. Nel giro di pochi minuti cambiano i colori, la luminosità e persino la percezione delle dimensioni del nostro satellite. È un'evoluzione continua che spesso passa inosservata, ma che la fotografia permette di raccontare.

Poco dopo sono arrivate le nuvole, mettendo fine all'osservazione. Ma forse è proprio questo a rendere speciale ogni sorgere della Luna: sapere che quello spettacolo non sarà mai identico al successivo.


"La Luna non sorge mai due volte nello stesso cielo."


Alla prossima.

mercoledì 24 agosto 2022

Quando il cielo si accende

Non sempre è necessario aspettare una notte limpida per alzare gli occhi al cielo.

A volte è proprio un temporale a regalare uno degli spettacoli più affascinanti della natura.

Nella serata di oggi una vasta cella temporalesca ha illuminato il cielo con una successione di fulmini che, nel giro di pochi istanti, hanno trasformato la notte in un susseguirsi di lampi violacei. La fotografia è riuscita a fermare uno di questi istanti, mostrando la complessa ramificazione della scarica elettrica mentre si propaga all'interno della nube.

Molti immaginano il fulmine come un semplice "colpo" diretto verso il suolo. In realtà, gran parte delle scariche avviene all'interno della nube o tra nubi diverse. Sono proprio questi fulmini, chiamati intra-cloud, a creare le spettacolari ramificazioni luminose che sembrano disegnare il cielo senza raggiungere la Terra. Ogni scarica è il risultato dell'enorme differenza di potenziale che si accumula all'interno del cumulonembo. Quando il campo elettrico diventa sufficientemente intenso, l'aria – normalmente un ottimo isolante – si ionizza e diventa improvvisamente conduttrice, permettendo alla corrente di propagarsi lungo percorsi che si ramificano in modo apparentemente casuale.

Ciò che dura appena una frazione di secondo diventa, grazie alla fotografia, un disegno che possiamo osservare con calma.

Anche questo è il cielo.



Alla prossima.