In astrofotografia tornare sullo stesso soggetto non significa necessariamente ripetere una fotografia. A volte significa semplicemente concedergli più tempo.
Questa volta sono tornato su M13, il Grande Ammasso Globulare di Ercole, raccogliendo 149 esposizioni da 20 secondi: quasi cinquanta minuti durante i quali il sensore ha continuato pazientemente ad accumulare la luce proveniente da questo antichissimo insieme di stelle.
Rispetto alla mia precedente ripresa, l'obiettivo era proprio questo: guardare più a lungo. Aumentare il tempo di integrazione permette di migliorare il rapporto tra segnale e rumore e di far emergere con maggiore pulizia le stelle più deboli, soprattutto nelle regioni esterne dell'ammasso.
E nell'immagine la cosa che mi piace di più è proprio il passaggio dal nucleo luminosissimo alla periferia: M13 sembra lentamente dissolversi nel campo stellare circostante, fino a rendere difficile capire dove finisca davvero l'ammasso e dove ricominci il cielo.
Forse fotografare due volte lo stesso cielo serve anche a questo: scoprire che, quando cambia il tempo che gli dedichiamo, cambia anche ciò che riusciamo a vedere.
Alla prossima


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