Viviamo in un'epoca in cui tutto scorre veloce. L'astrofotografia, invece, insegna l'esatto contrario: a osservare con calma.
Questa mia nuova immagine della Galassia di Andromeda (M31) non nasce da un singolo istante. L'astrofotografia del cielo profondo è un esercizio di pazienza: decine, a volte centinaia di esposizioni vengono sommate tra loro perché siano i fotoni, lentamente, a costruire l'immagine. In questo caso ho raccolto 167 pose da 20 secondi, quasi un'ora di luce catturata fotone dopo fotone.
Ogni fotone registrato dal sensore ha viaggiato per circa 2,5 milioni di anni. Quando è partito da Andromeda, il genere Homo stava appena facendo la sua comparsa sulla Terra. Da allora si sono succedute intere ere della storia umana, mentre quella luce ha continuato, silenziosamente, il suo viaggio verso di noi.
Forse è proprio questo il fascino del cielo profondo: ci ricorda che le cose più belle raramente si rivelano a uno sguardo frettoloso.
Andromeda appartiene al mito, ma la sua luce è reale: attraversa il tempo da milioni di anni e, per una notte, finisce dentro una fotografia.
Alla prossima


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