giovedì 16 aprile 2020

Le Pleiadi: il calendario delle antiche civiltà

Venere con, in basso, l'ammasso aperto delle Pleiadi (M45 del catalogo Messier), nella costellazione del Toro, conosciute nella mitologia greca come le Sette Sorelle.
Fotocamera Fujifilm X-T1 – esposizione di 60 secondi.

«Quando sorgono le Pleiadi, figlie di Atlante,
incomincia la mietitura; l'aratura, invece, al loro tramonto.
Queste sono nascoste per quaranta giorni
e per altrettante notti; poi, inoltrandosi l'anno,
esse appaiono appena che si affili la falce.»
(Esiodo - Le opere e i giorni)

Le Pleiadi sono probabilmente l'ammasso stellare più famoso del cielo. Visibili anche a occhio nudo come un piccolo gruppetto di stelle azzurrine, distano circa 440 anni luce dalla Terra e sono costituite da centinaia di giovani stelle, nate dalla stessa nube molecolare circa 100 milioni di anni fa.

Fin dall'antichità hanno rappresentato un importante riferimento per molte civiltà. Greci, Egizi, Babilonesi, Maya e numerosi altri popoli ne seguivano il sorgere e il tramontare per scandire il calendario agricolo e le stagioni, attribuendo a questo piccolo ammasso un profondo valore simbolico e pratico.

In questa immagine, la loro delicata luce è accompagnata dallo splendore di Venere, il pianeta più luminoso del cielo dopo il Sole e la Luna. La vicinanza apparente tra il pianeta e le Pleiadi è soltanto un effetto prospettico: mentre Venere si trova a poche decine di milioni di chilometri dalla Terra, le stelle dell'ammasso sono oltre quattrocento anni luce più lontane, un promemoria delle immense profondità dello spazio che si celano dietro ciò che osserviamo nel cielo notturno.


Alla prossima...

mercoledì 8 aprile 2020

La Superluna di aprile

Dopo una lunga pausa forzata torno finalmente a pubblicare sul blog.

Questa sera la Luna piena ha raggiunto il perigeo, il punto della sua orbita in cui si trova alla minima distanza dalla Terra. È la cosiddetta Superluna, un termine con cui si indica una Luna piena che appare leggermente più grande e luminosa del normale, anche se la differenza è piuttosto difficile da apprezzare a occhio nudo.

Ho approfittato del cielo sereno per dedicare qualche minuto all'osservazione e realizzare questa immagine del nostro satellite naturale utilizzando un piccolo rifrattore Sky-Watcher 70/500 mm.

Nonostante le dimensioni contenute dello strumento, sono ben riconoscibili i grandi mari lunari e alcuni dei dettagli più spettacolari della superficie, come il sistema di raggi del cratere Tycho, nella parte meridionale del disco, e quello di Copernicus, poco più a nord. Queste strutture sono il risultato di antichi impatti meteorici che hanno modellato la superficie lunare nel corso di miliardi di anni.

In questi giorni, in cui siamo tutti chiamati a rimanere a casa, alzare lo sguardo verso il cielo rappresenta un'occasione per concedersi qualche momento di tranquillità. La Luna continua il suo viaggio attorno alla Terra con la stessa regolarità di sempre, ricordandoci che, al di sopra delle vicende quotidiane, l'Universo segue il suo incessante ritmo.

Ripresa effettuata con telescopio Sky-Watcher 70/500 mm.


Alla prossima.