A prima vista sembrano sottili veli sospesi nello spazio, quasi pennellate di luce adagiate sul fondo della Via Lattea. In realtà sono i resti di una gigantesca esplosione stellare avvenuta migliaia di anni fa.
Quella che ho fotografato ieri sera è la porzione orientale della Nebulosa Velo, la più luminosa dell'intero complesso, catalogata come NGC 6992. Situata nella costellazione del Cigno, fa parte di un enorme residuo di supernova che si estende per oltre tre gradi nel cielo: se fosse visibile a occhio nudo occuperebbe un'area circa sei volte più grande della Luna piena.
La luce che osserviamo oggi proviene da gas riscaldato dall'onda d'urto generata dall'esplosione di una stella massiccia avvenuta tra 10.000 e 20.000 anni fa. Da allora quei filamenti continuano a espandersi nello spazio a centinaia di chilometri al secondo, disegnando una delle strutture più spettacolari del cielo estivo.
Questa immagine è stata ottenuta in condizioni tutt'altro che favorevoli: 55 pose da 20 secondi, per un totale di circa 18 minuti di integrazione, con la Luna piena alta nel cielo a rischiarare il fondo. Nonostante questo, i delicati filamenti della nebulosa sono riusciti comunque a emergere, ricordandomi ancora una volta quanto il cielo profondo sappia sorprendere anche quando le condizioni sembrano remare contro.
Dati di ripresa
- Oggetto: NGC 6992 – Nebulosa Velo Orientale (Caldwell 33)
- Costellazione: Cigno
- Data di ripresa: 29 luglio 2026
- Integrazione: 55 × 20 s (≈ 18 minuti)
- Condizioni: Luna piena
- Strumento: Seestar S30 Pro
- Elaborazione: Siril e Adobe Camera Raw
Ogni filamento racconta la stessa storia: anche quando una stella termina la propria esistenza, continua a lasciare una traccia di bellezza destinata a viaggiare nello spazio per migliaia di anni.


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