giovedì 30 luglio 2026

La pazienza della luce

Ci sono serate in cui il cielo sembra fare di tutto per scoraggiare l'astrofotografo. La Luna piena illumina ogni cosa, il fondo cielo perde contrasto e fotografare il profondo cielo diventa una sfida.

Quale momento migliore per testare la risposta della strumentazione nelle condizioni peggiori

Eppure Andromeda era lì, tranquilla come sempre.

Quella che appare come una tenue macchia lattiginosa è una galassia composta da circa un trilione di stelle e distante 2,5 milioni di anni luce. La luce registrata in questo scatto è partita quando sulla Terra i nostri antenati più antichi iniziavano appena a scheggiare la pietra.

Nonostante le condizioni tutt'altro che ideali, 56 pose da 20 secondi, per un totale di circa 18 minuti di integrazione, sono bastate a rivelare il nucleo brillante di M31, i suoi immensi bracci di spirale e persino le due piccole galassie satelliti, M32 e M110, che l'accompagnano nel suo lento viaggio nello spazio.

È una fotografia che mi ricorda una cosa semplice: il cielo profondo non pretende la perfezione. A volte basta avere la pazienza di raccogliere qualche fotone in più, anche sotto una Luna che sembrerebbe voler cancellare tutto.

Dati di ripresa

  • Oggetto: M31 – Galassia di Andromeda (con M32 e M110)
  • Costellazione: Andromeda
  • Data di ripresa: 29 luglio 2026
  • Integrazione: 56 × 20 s (≈ 18 minuti)
  • Condizioni: Luna piena
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Elaborazione: Siril e Adobe Camera Raw

Ogni fotografia del cielo profondo è un incontro con una luce antichissima che, nonostante milioni di anni di viaggio, riesce ancora a trovare la strada fino a un piccolo sensore puntato verso il cielo.

Alla prossima...

I fili del tempo

A prima vista sembrano sottili veli sospesi nello spazio, quasi pennellate di luce adagiate sul fondo della Via Lattea. In realtà sono i resti di una gigantesca esplosione stellare avvenuta migliaia di anni fa.

Quella che ho fotografato ieri sera è la porzione orientale della Nebulosa Velo, la più luminosa dell'intero complesso, catalogata come NGC 6992. Situata nella costellazione del Cigno, fa parte di un enorme residuo di supernova che si estende per oltre tre gradi nel cielo: se fosse visibile a occhio nudo occuperebbe un'area circa sei volte più grande della Luna piena.

La luce che osserviamo oggi proviene da gas riscaldato dall'onda d'urto generata dall'esplosione di una stella massiccia avvenuta tra 10.000 e 20.000 anni fa. Da allora quei filamenti continuano a espandersi nello spazio a centinaia di chilometri al secondo, disegnando una delle strutture più spettacolari del cielo estivo.

Questa immagine è stata ottenuta in condizioni tutt'altro che favorevoli: 55 pose da 20 secondi, per un totale di circa 18 minuti di integrazione, con la Luna piena alta nel cielo a rischiarare il fondo. Nonostante questo, i delicati filamenti della nebulosa sono riusciti comunque a emergere, ricordandomi ancora una volta quanto il cielo profondo sappia sorprendere anche quando le condizioni sembrano remare contro.

Dati di ripresa

  • Oggetto: NGC 6992 – Nebulosa Velo Orientale (Caldwell 33)
  • Costellazione: Cigno
  • Data di ripresa: 29 luglio 2026
  • Integrazione: 55 × 20 s (≈ 18 minuti)
  • Condizioni: Luna piena
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Elaborazione: Siril e Adobe Camera Raw

Ogni filamento racconta la stessa storia: anche quando una stella termina la propria esistenza, continua a lasciare una traccia di bellezza destinata a viaggiare nello spazio per migliaia di anni.

Alla prossima... 

martedì 28 luglio 2026

Lo stesso Sole, due modi di raccontarlo

Una delle domande che mi viene posta più spesso riguarda il colore del Sole nelle fotografie. È davvero arancione? Oppure è bianco?

La risposta è semplice: dipende dal filtro utilizzato.

Le due immagini che vedete sono state riprese a pochi istanti di distanza e mostrano esattamente lo stesso disco solare, con le medesime macchie. Ciò che cambia è il modo in cui la luce viene filtrata prima di raggiungere il sensore.

Nella prima immagine ho utilizzato il filtro Baader AstroSolar Safety Film ND 5.0, che restituisce il Sole nella sua luce naturale, con una tonalità neutra tendente al bianco. È il filtro più diffuso per l'osservazione in luce bianca e permette di apprezzare con grande fedeltà i dettagli della fotosfera e delle macchie solari.

La seconda immagine è stata invece realizzata con il filtro solare fornito con il Seestar S30 Pro. In questo caso il disco assume una caratteristica colorazione arancione, ottenuta dal materiale filtrante. Si tratta di una scelta puramente estetica: le strutture osservabili sono le stesse, cambia soltanto la resa cromatica.

Dal punto di vista scientifico entrambe le immagini mostrano la stessa superficie del Sole. La differenza è tutta nella percezione visiva, che può rendere una ripresa più naturale oppure più suggestiva, anche se sembra migliore quella col filtro Baader

È un buon promemoria del fatto che, in astronomia, ogni immagine è il risultato di una scelta tecnica. Prima ancora dell'elaborazione, è il filtro a determinare il modo in cui raccontiamo la luce.

Dati di ripresa

  • Soggetto: Sole
  • Data: 28 luglio 2026
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Ottica: rifrattore apocromatico 30 mm – 160 mm f/5,3
  • Sensore: Sony CMOS IMX585
  • Immagine 1: filtro Baader AstroSolar Safety Film ND 5.0
  • Immagine 2: filtro solare originale Seestar S30 Pro
  • Elaborazione: stacking da sequenza video con l'App del Seestar

Immagine 1: filtro Baader AstroSolar Safety Film ND 5.0 (luce bianca)


Immagine 2: filtro solare originale Seestar S30 Pro (falsi colori)

Fermo restando che nella fotografia solare, soprattutto con strumenti da 30 mm come il Seestar, il limite principale è spesso il seeing: puoi avere il miglior filtro del mondo, ma se l'aria ribolle i dettagli fini spariscono comunque! 

Tenendo conto quanto appena affermato e che stiamo confrontando due immagini già elaborate e compresse, la ripresa con il Baader AstroSolar mi sembra leggermente migliore sotto diversi aspetti.

In particolare:

  • Macchie solari più incise. I bordi delle umbrae appaiono un po' più netti e il contrasto tra umbra e penombra è più evidente.
  • Granulosità della fotosfera. Anche se la risoluzione del Seestar non permette di mostrare la granulazione solare in modo marcato, nella versione Baader la superficie sembra meno "morbida".
  • Minor diffusione della luce. L'immagine arancione presenta un leggero effetto di velatura (scattering) che rende il disco un po' più uniforme e fa perdere microcontrasto.
  • Bordo del disco. Il limb solare nella versione Baader mi sembra leggermente più definito.

Questo è plausibile anche dal punto di vista ottico. Il Baader AstroSolar Safety Film ND 5.0 è considerato uno dei migliori filtri in luce bianca proprio perché:

  • ha un'elevata qualità ottica;
  • introduce pochissima diffusione della luce;
  • mantiene molto bene il contrasto fine.

Il filtro fornito con il Seestar S30 Pro è assolutamente valido e sicuro, ma è pensato per essere pratico e integrato nel sistema. Non mi sorprenderei se sacrificasse un po' di contrasto a favore della semplicità d'uso, che è la cosa che più conta per noi astrofili.


Alla prossima...

domenica 26 luglio 2026

I due volti della Luna

Ogni volta che la Luna supera il primo quarto sembra mostrare due mondi diversi.

Da una parte spiccano i grandi mari lunari, le vaste pianure scure nate miliardi di anni fa quando enormi impatti aprirono la crosta e il magma risalì in superficie, solidificandosi in distese di basalto. Dall'altra emergono gli altipiani, più chiari e antichi, segnati da una fitta rete di crateri che raccontano la storia più remota del nostro satellite.

È proprio questo contrasto a rendere così affascinante questa fase. Il terminatore, la linea che separa il giorno dalla notte lunare, si è ormai spostato verso ovest, ma continua a modellare il paesaggio con ombre che mettono in risalto rilievi, montagne e antichi bacini da impatto. Cambia la luce: ed è la luce, scorrendo lentamente sulla sua superficie, a rivelare ogni volta dettagli nuovi.


Alla prossima...

sabato 25 luglio 2026

La clessidra del tempo stellare

Fotografare la Nebulosa Manubrio (M27) significa osservare una stella mentre scrive il capitolo finale della propria esistenza.

Quella che appare come una delicata nube sospesa nella costellazione della Volpetta, a circa 1.300 anni luce dalla Terra, è in realtà l'involucro di gas espulso da una stella simile al Sole, ormai giunta al termine della sua evoluzione. Al centro della nebulosa rimane una nana bianca caldissima, destinata a raffreddarsi lentamente nel corso di miliardi di anni.

Il nome Dumbbell Nebula ("Nebulosa Manubrio") nasce dall'aspetto che mostrava nei primi telescopi ottocenteschi. Eppure, ogni volta che la osservo, mi ricorda molto di più una gigantesca clessidra cosmica: due lobi luminosi che sembrano trattenere il tempo mentre la stella continua, silenziosamente, a trasformarsi.

Anche questa immagine è stata realizzata sotto un cielo tutt'altro che ideale, dal Parco della Biodiversità di Catanzaro, con il bagliore dell'illuminazione urbana a fare da sfida. Eppure bastano pochi minuti di integrazione perché emerga una realtà invisibile ai nostri occhi: la testimonianza di una morte stellare che, nello stesso momento, arricchisce lo spazio degli elementi da cui nasceranno nuove stelle e nuovi pianeti.

Dati di ripresa

Soggetto: M27 (Nebulosa Manubrio / Dumbbell Nebula)
Costellazione: Volpetta (Vulpecula)
Data di acquisizione: 24 luglio 2026
Integrazione: 41 pose × 20 secondi (circa 13 minuti e 40 secondi)
Strumentazione: obiettivo apocromatico 30/160 mm f/5.3, sensore Sony IMX585 su astro-inseguitore
Elaborazione: pre-processing e stacking con Siril; rimozione del gradiente e ottimizzazione del fondo cielo con GraXpert.



Ogni nebulosa planetaria racconta la fine di una stella. Guardarla oggi significa ricordare che, nell'Universo, anche ciò che sembra una conclusione è spesso soltanto l'inizio di una nuova storia.


Alla prossima...

Un messaggio tra le stelle

Nel cuore della costellazione di Ercole si nasconde uno dei più antichi tesori della nostra Galassia.

Messier 13, il Grande Ammasso Globulare di Ercole

Situato a circa 22.000 anni luce dalla Terra, M13 è uno dei più grandi e luminosi ammassi globulari della Via Lattea. Al suo interno sono raccolte centinaia di migliaia di stelle, tenute insieme dalla reciproca gravità e concentrate in una sfera di appena un centinaio di anni luce di diametro. Molte di esse hanno oltre 11 miliardi di anni e sono tra gli astri più antichi della nostra Galassia.

Osservandolo al telescopio si ha l'impressione di guardare un piccolo universo nel quale ogni punto luminoso è un sole. Nelle fotografie più profonde, il nucleo centrale sembra quasi esplodere in una miriade di stelle, mentre quelle più esterne si disperdono lentamente nello spazio circostante.

M13 è noto anche per un episodio che ha segnato la storia della radioastronomia. Il 16 novembre 1974, in occasione dell'inaugurazione del radiotelescopio di Arecibo dopo un importante aggiornamento, venne trasmesso verso questo ammasso un messaggio radio di 1.679 bit contenente informazioni sull'umanità, sul Sistema Solare e sulla struttura del DNA. Non si trattava di un reale tentativo di stabilire un contatto — il segnale impiegherà circa 25.000 anni per raggiungere M13 e, nel frattempo, l'ammasso si sarà spostato lungo la sua orbita galattica — ma di una dimostrazione simbolica delle capacità tecnologiche raggiunte dall'uomo.

Questa fotografia è stata realizzata ieri sera, durante una serata divulgativa dellUnione Astrofili Catanzaresi, dal Parco della Biodiversità di Catanzaro che non ci risparmia di luci parassite, complice anche la città che lo circonda. 

Ho integrato 46 esposizioni da 20 secondi, per un totale di circa 15 minuti. Sapere che la luce raccolta ha viaggiato per oltre ventiduemila anni prima di raggiungere il sensore rende ogni immagine di M13 qualcosa di più di una semplice fotografia: è una finestra aperta su un passato remotissimo della nostra Galassia.

Dati di ripresa

  • Oggetto: Messier 13 (NGC 6205) – Grande Ammasso Globulare di Ercole
  • Costellazione: Ercole
  • Data: 24 luglio 2026
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Ottica: rifrattore apocromatico 30 mm – 160 mm f/5,3
  • Sensore: Sony CMOS IMX585
  • Integrazione totale: 46 × 20 s (circa 15 minuti)
  • Elaborazione: Siril (pre-processing e stacking), GraXpert (rimozione del gradiente e ottimizzazione del fondo cielo)



Forse il messaggio di Arecibo non sarà mai ricevuto da nessuno. Ma continua a ricordarci che, almeno una volta, l'umanità ha deciso di rivolgere la propria voce verso un antico ammasso di stelle, quasi a dire all'Universo: «Noi siamo qui».


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venerdì 24 luglio 2026

Dove nascono le stelle

La Nebulosa Aquila (M16) è uno dei luoghi dell'Universo che sembrano sospesi tra il presente e il futuro.

Situata a circa 7.000 anni luce dalla Terra, nella costellazione del Serpente, è una vasta regione di formazione stellare dove immense nubi di idrogeno e polveri continuano a dare origine a nuove stelle. Al suo interno si trova il giovane ammasso aperto NGC 6611, le cui stelle più massicce, nate appena due o tre milioni di anni fa, illuminano e modellano il gas circostante con la loro intensa radiazione.

Tra le strutture più celebri della nebulosa si distinguono i Pilastri della Creazione, resi famosi dalle immagini del telescopio spaziale Hubble. Si tratta di gigantesche colonne di gas e polveri alte diversi anni luce, all'interno delle quali sono ancora in corso processi di formazione stellare. Nella seconda immagine ho evidenziato la loro posizione: non sono immediatamente riconoscibili in una ripresa realizzata con un piccolo telescopio, ma sapere che si trovano proprio lì rende questa fotografia ancora più affascinante.

È questo uno degli aspetti che più amo dell'astrofotografia. Ogni immagine non mostra soltanto ciò che l'occhio riesce a distinguere, ma racconta anche ciò che conosciamo grazie alla ricerca astronomica. Dietro quella tenue nebulosità rossastra si nasconde un laboratorio cosmico dove, ancora oggi, stanno prendendo forma nuove stelle.

Dati di ripresa

  • Oggetto: M16 – Nebulosa Aquila (NGC 6611)
  • Data: 23 luglio 2026
  • Luogo: Squillace Lido (CZ)
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Ottica: rifrattore apocromatico 30 mm – 160 mm f/5,3
  • Sensore: Sony CMOS IMX585
  • Integrazione totale: 127 × 20 s (circa 43 minuti)
  • Elaborazione: Siril (pre-processing e stacking), GraXpert (rimozione del gradiente e ottimizzazione del fondo cielo)



Ogni volta che osserviamo una regione di formazione stellare stiamo assistendo a un processo che la Via Lattea ripete da miliardi di anni. Le stelle che un giorno illumineranno nuovi pianeti stanno iniziando il loro viaggio proprio in luoghi come questo.


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mercoledì 22 luglio 2026

Un'antica città di stelle

Gli ammassi globulari affascinano per un motivo particolare: raccontano il tempo.

Messier 5 (M5) è uno dei più belli osservabili dal nostro emisfero. Situato nella costellazione del Serpente, a circa 24.500 anni luce dalla Terra, contiene centinaia di migliaia di stelle legate dalla reciproca gravità e concentrate in una sfera di appena poche centinaia di anni luce di diametro.

Osservarlo è quasi un piccolo rito per ogni astrofilo. Già con un buon binocolo appare come una soffusa macchia lattiginosa, ma è aumentando l'ingrandimento che l'ammasso rivela la sua vera natura. Le stelle più esterne iniziano lentamente a separarsi dal fondo luminoso, mentre il nucleo centrale rimane straordinariamente denso, tanto da sembrare quasi impenetrabile.

Ciò che rende M5 davvero speciale è la sua età. Le stelle che lo compongono hanno oltre 12 miliardi di anni: erano già presenti quando la Via Lattea era ancora una galassia giovane e il Sistema Solare doveva ancora nascere. Guardando questo ammasso osserviamo alcune delle stelle più antiche della nostra Galassia, sopravvissute praticamente inalterate per gran parte della storia dell'Universo.

Questa immagine è stata realizzata la sera del 21 luglio 2026, integrando 54 esposizioni da 20 secondi, per un totale di circa 18 minuti. Nonostante il piccolo diametro dello strumento, è già possibile intuire la struttura granulare dell'ammasso e l'enorme concentrazione di stelle che caratterizza il suo nucleo.

Dati di ripresa

  • Oggetto: Messier 5 (M5) – Ammasso globulare
  • Data: 21 luglio 2026
  • Luogo: Squillace Lido (CZ)
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Ottica: rifrattore apocromatico 30 mm – 160 mm f/5,3
  • Sensore: Sony CMOS IMX585
  • Integrazione totale: 54 × 20 s (18 minuti)
  • Elaborazione: Siril (pre-processing e stacking), GraXpert (rimozione del gradiente e ottimizzazione del fondo cielo)


Ogni ammasso globulare è come una città costruita agli albori della Via Lattea. Da miliardi di anni le sue stelle continuano a orbitare insieme, custodendo la memoria delle epoche più antiche della nostra Galassia


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martedì 21 luglio 2026

Ali di luce

Tra le costellazioni che dominano il cielo estivo, lo Scorpione custodisce alcuni degli ammassi stellari più belli osservabili con piccoli telescopi e binocoli. Uno di questi è Messier 6 (M6), conosciuto anche come Butterfly Cluster per la disposizione delle sue stelle, che ricorda le ali aperte di una farfalla.

Situato a circa 1.600 anni luce dalla Terra, M6 è un ammasso aperto formato da decine di giovani stelle nate dalla stessa nube di gas e polveri. Hanno un'età di circa un centinaio di milioni di anni, molto inferiore a quella del Sole, e per questo molte di esse brillano ancora con il caratteristico colore azzurro delle stelle più calde.

Tra tutte spicca una presenza insolita: BM Scorpii, una gigante arancione facilmente riconoscibile sul lato occidentale dell'ammasso. Il suo colore caldo contrasta con il bianco-azzurro delle altre stelle, regalando a M6 uno degli accostamenti cromatici più suggestivi del cielo estivo. Ancora oggi gli astronomi discutono se questa stella appartenga realmente all'ammasso oppure sia semplicemente allineata lungo la stessa linea di vista.

Questa fotografia è stata realizzata ieri sera, integrando 113 immagini da 20 secondi, per un tempo complessivo di circa 37 minuti. Anche con un piccolo rifrattore da 30 mm è possibile distinguere chiaramente la struttura dell'ammasso e apprezzare il contrasto tra le sue stelle.

L'ultima volta l'avevo fotografato nel 2008 (sono passati 18 anni) con una Canon 300D al fuoco diretto del 130SLT Celestron. 

Gli ammassi aperti sono tra gli oggetti più affascinanti da osservare perché raccontano una storia comune: stelle nate insieme, dalla stessa nube molecolare, che nei prossimi centinaia di milioni di anni si disperderanno lentamente nella Via Lattea, seguendo ciascuna la propria orbita attorno al centro della Galassia.

Dati di ripresa

  • Oggetto: Messier 6 (NGC 6405) – Butterfly Cluster
  • Data: 20 luglio 2026
  • Luogo: Squillace Lido (CZ)
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Ottica: rifrattore apocromatico 30 mm – 160 mm f/5,3
  • Sensore: Sony CMOS IMX585
  • Integrazione totale: 113 × 20 s (circa 37 minuti)
  • Elaborazione: Siril (pre-processing e stacking), GraXpert (rimozione del gradiente e ottimizzazione del fondo cielo)



Le stelle di M6 sono nate insieme e oggi viaggiano ancora come una famiglia. Tra qualche centinaio di milioni di anni quell'equilibrio si romperà e l'ammasso si dissolverà lentamente nella Via Lattea, ma per noi continuerà a essere una delle più eleganti "farfalle" del cielo estivo.


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lunedì 20 luglio 2026

La Nebulosa Laguna, una culla di stelle nel Sagittario

Tra le meraviglie che popolano il cuore della Via Lattea, poche sono riconoscibili quanto M8, la celebre Nebulosa Laguna. Situata nella costellazione del Sagittario, a circa 4.000 anni luce dalla Terra, è una delle più grandi e luminose regioni di formazione stellare visibili dal nostro emisfero.

Il suo nome deriva dalla caratteristica banda scura di polveri che sembra dividere la nebulosa in due parti, come una laguna attraversata da un canale. In realtà, ciò che osserviamo è un'immensa nube di idrogeno e polveri cosmiche, estesa per oltre cento anni luce, all'interno della quale continuano a nascere nuove stelle.

Al centro della nebulosa si trova il giovane ammasso aperto NGC 6530, composto da stelle nate solo pochi milioni di anni fa. La loro intensa radiazione ultravioletta illumina il gas circostante, facendolo brillare con le tipiche tonalità rossastre dell'idrogeno ionizzato.

Questa fotografia è stata realizzata ieri sera da Squillace Lido, integrando 59 esposizioni da 20 secondi, per un totale di circa 20 minuti. Un tempo relativamente breve, ma sufficiente a rivelare la struttura principale della nebulosa e parte delle nubi oscure che la attraversano.

Ogni immagine del cielo profondo è anche una fotografia del passato. La luce raccolta da questa nebulosa ha iniziato il suo viaggio quando sulla Terra si sviluppavano le prime grandi civiltà dell'Età del Bronzo. Dopo quattromila anni di viaggio nello spazio, quei fotoni hanno raggiunto il sensore del telescopio, permettendoci di osservare un luogo dell'Universo dove la nascita delle stelle continua ancora oggi.

Dati di ripresa

  • Oggetto: M8 – Nebulosa Laguna (NGC 6523) e ammasso aperto NGC 6530
  • Data: 19 luglio 2026
  • Luogo: Squillace Lido (CZ)
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Ottica: rifrattore apocromatico 30 mm – 160 mm f/5,3
  • Sensore: Sony CMOS IMX585
  • Integrazione totale: 20 minuti (59 × 20 s)
  • Elaborazione: Siril (pre-processing e stacking), GraXpert (rimozione del gradiente e ottimizzazione del fondo cielo)

Ogni regione di formazione stellare racconta la stessa storia da milioni di anni: mentre alcune stelle concludono il loro ciclo vitale, altre stanno appena iniziando il proprio. La Via Lattea continua a rinnovarsi, e la Nebulosa Laguna è uno dei luoghi in cui questo processo si lascia osservare con maggiore evidenza.


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domenica 19 luglio 2026

M17, il Cigno tra le stelle del Sagittario

Nelle notti estive il Sagittario è una delle costellazioni più ricche di meraviglie del cielo profondo. Puntando il telescopio poco a nord dell'asterismo della "Teiera", si incontra una luminosa nube di gas nota come M17, conosciuta anche come Nebulosa Omega, Nebulosa Cigno o Nebulosa Ferro di Cavallo.

Osservata con piccoli strumenti, la sua parte più brillante ricorda la sagoma di un cigno con il collo ricurvo, da cui deriva uno dei suoi nomi più popolari.

In realtà M17 è molto più di una curiosa forma nel cielo. Si tratta di una vasta regione di formazione stellare situata a circa 5.500 anni luce dalla Terra, dove giovani stelle, nate solo da pochi milioni di anni, stanno illuminando e modellando l'enorme nube di idrogeno che le circonda. La loro intensa radiazione scolpisce il gas e la polvere, creando le strutture luminose che possiamo osservare nelle fotografie.

La mappa mostra la posizione della nebulosa nella parte settentrionale della costellazione del Sagittario, non lontano da altri celebri oggetti del catalogo Messier come M8 (Nebulosa Laguna), M20 (Nebulosa Trifida) e M22, uno degli ammassi globulari più spettacolari del cielo estivo.

Questa immagine è stata realizzata da Squillace Lido durante la serata di ieri, tutt'altro che perfetta. Il cielo urbano e un tempo di integrazione di appena sette minuti non permettono di estrarre tutti i dettagli della nebulosa, ma sono comunque sufficienti per documentare una delle più grandi "fabbriche di stelle" della Via Lattea.

È sorprendente pensare che una nube distante migliaia di anni luce possa essere registrata con una strumentazione così compatta e in così poco tempo. Ancora una volta, la tecnologia moderna dimostra quanto l'astrofotografia sia diventata accessibile anche in condizioni lontane dall'essere ideali.

Dati di ripresa

  • Oggetto: M17 – Nebulosa Omega (Nebulosa Cigno)
  • Data: 18 luglio 2026
  • Luogo: Squillace Lido (CZ)
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Ottica: rifrattore apocromatico 30 mm – 160 mm f/5,3
  • Sensore: Sony CMOS IMX585
  • Integrazione totale: 7 minuti
  • Elaborazione: Siril (pre-processing e stacking), GraXpert (rimozione del gradiente e ottimizzazione del fondo cielo)



Ogni estate il Sagittario ci offre una finestra sul cuore della Via Lattea. M17 è uno dei luoghi in cui quella Galassia continua ancora oggi a costruire nuove stelle, ricordandoci che l'Universo non è un luogo immobile, ma un laboratorio in continua evoluzione.


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giovedì 2 luglio 2026

Il nostro Sole oggi

2 luglio 2026 – Voghera

L'attività del Sole continua a mantenersi elevata. Nella fotografia di oggi spiccano le regioni attive AR 4478 e AR 4479, entrambe caratterizzate da una configurazione magnetica Beta-Gamma-Delta, una delle più complesse utilizzate nella classificazione delle macchie solari.

Questa configurazione indica la presenza di polarità magnetiche opposte strettamente intrecciate all'interno della stessa regione attiva. Quando i campi magnetici diventano così complessi, possono accumulare enormi quantità di energia che, se rilasciata improvvisamente, dà origine ai brillamenti solari più intensi, compresi quelli di classe X, i più energetici della scala.

Naturalmente la presenza di una configurazione Beta-Gamma-Delta non significa che un forte brillamento sia inevitabile, ma indica che la regione possiede le caratteristiche magnetiche favorevoli perché possa verificarsi.

Seguire giorno dopo giorno l'evoluzione di queste macchie permette di osservare come il Sole sia una stella tutt'altro che immutabile, in continua trasformazione.

Dati di ripresa

  • Data: 2 luglio 2026
  • Luogo: Voghera (PV)
  • Soggetto: Sole con le regioni attive AR 4478 e AR 4479
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Ottica: rifrattore apocromatico 30 mm
  • Focale reale: 160 mm (f/5,3)
  • Focale equivalente: 491 mm
  • Sensore: Sony CMOS IMX585
  • Filtro: filtro solare certificato (trasmissione 0,1%)



⚠️ Le osservazioni e le fotografie del Sole sono state effettuate esclusivamente con un filtro solare certificato montato davanti all'obiettivo. Non osservare mai il Sole direttamente senza un'adeguata protezione.

Ogni gruppo di macchie è il segno visibile di forze magnetiche immense. Fotografarle significa osservare, giorno dopo giorno, l'energia della nostra stella mentre modella la sua superficie.


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lunedì 22 giugno 2026

La Luna nel cielo d'estate

Le sere d'estate non sono le sole a regalare belle osservazioni. Anche nelle ore del giorno, quando il cielo è ancora di un intenso colore azzurro, la Luna continua il suo lento cammino tra le stelle.

Questa immagine, realizzata da Voghera il 22 giugno 2026, mostra il nostro satellite poco oltre il Primo Quarto. Lungo il terminatore, la linea che separa il giorno dalla notte lunare, i crateri e le catene montuose risaltano grazie alle lunghe ombre proiettate dal Sole, rendendo questa fase una delle più interessanti per l'osservazione.

Mi piace fotografare la Luna anche quando il cielo non è ancora buio. Il contrasto con l'azzurro dell'atmosfera terrestre ricorda che il nostro satellite non appartiene soltanto alla notte: è una presenza discreta che accompagna anche le giornate estive, spesso senza che ce ne accorgiamo.

Dati di ripresa

  • Data: 22 giugno 2026
  • Luogo: Voghera (PV)
  • Soggetto: Luna crescente
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Ottica: rifrattore apocromatico 30 mm – 160 mm f/5,3
  • Sensore: Sony CMOS IMX585


La Luna non ha bisogno del buio per farsi osservare. Siamo noi che, troppo spesso, dimentichiamo di alzare lo sguardo anche durante il giorno.


Alla prossima...

mercoledì 17 giugno 2026

Falce di Luna e Venere

Ci sono incontri che non hanno bisogno di essere spettacolari per catturare lo sguardo.

La sottile falce di Luna e Venere hanno accompagnato il tramonto del 17 giugno 2026, regalando uno di quei cieli che invitano semplicemente a fermarsi qualche minuto con il naso all'insù.

La prima immagine mostra la congiunzione immersa nelle ultime luci del crepuscolo di Voghera (PV), mentre la seconda rivela, attraverso il telescopio, la delicata falce lunare con il pianeta che brilla poco più in alto.

Un promemoria di quanto il cielo sappia offrire bellezza anche senza eventi eccezionali: basta concedergli il tempo di osservarlo.

Dati di ripresa

  • Data: 17 giugno 2026
  • Soggetti: Luna crescente e Venere
  • Luogo: Voghera - Oltrepò Pavese
  • Strumento (dettaglio): Seestar S30 Pro
  • Ottica: rifrattore apocromatico 30 mm – 160 mm f/5,3
  • Sensore: Sony CMOS IMX585

 


Ci sono sere in cui il cielo non chiede di essere studiato, ma semplicemente osservato.


Alla prossima...

martedì 26 maggio 2026

La Luna non aspetta la notte

Quando pensiamo alla Luna, la immaginiamo quasi sempre immersa nel buio. Eppure il nostro satellite trascorre gran parte del mese visibile anche durante il giorno.

In questa fotografia, realizzata il 26 maggio 2026 sulle colline dell'Oltrepò Pavese, la Luna emerge dal cielo azzurro mostrando mari, altopiani e grandi crateri con un contrasto più delicato rispetto alle riprese notturne.

Può sembrare insolito osservare la Luna in pieno giorno, ma è un fenomeno del tutto normale. A seconda della fase e della sua posizione rispetto al Sole, il nostro satellite può restare sopra l'orizzonte anche per molte ore durante il giorno. L'atmosfera terrestre diffonde la luce solare, rendendo il cielo luminoso, ma la Luna riflette una quantità di luce sufficiente per essere comunque ben visibile.

Osservarla in queste condizioni offre anche un piccolo vantaggio: nelle giornate con un'atmosfera stabile, la turbolenza può essere inferiore rispetto alle ore serali, permettendo talvolta di cogliere dettagli sorprendentemente nitidi.

Questa immagine mi ricorda quanto sia facile dare per scontata la presenza della Luna. È sopra di noi anche quando il Sole illumina il paesaggio, ma spesso non la notiamo semplicemente perché non siamo abituati a cercarla.

Dati di ripresa

  • Data: 26 maggio 2026
  • Luogo: Oltrepò Pavese
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Ottica: rifrattore apocromatico 30 mm – 160 mm f/5,3
  • Sensore: Sony CMOS IMX585



Il cielo non cambia quando cala il Sole. Cambia soltanto il nostro modo di guardarlo.


Alla prossima...

sabato 2 maggio 2026

Il nostro Sole oggi

2 maggio 2026 – ore 12:38 LT (10:38 UTC)

L'attività della nostra stella continua a mantenersi sostenuta. Sul disco solare sono presenti numerose regioni attive distribuite sia nell'emisfero settentrionale sia in quello meridionale, testimonianza di un Sole ancora pienamente inserito nella fase di massimo del suo ciclo di attività.

Particolarmente evidenti sono le regioni AR 14429, caratterizzata da un articolato gruppo di macchie, e AR 14431, ormai prossima al lembo occidentale del Sole. Ben visibili anche le regioni AR 14425, AR 14427 e AR 14428, mentre AR 14424 e AR 14430 si avviano verso l'uscita dal disco apparente.

Le macchie solari non sono strutture permanenti: possono nascere, evolvere e scomparire nell'arco di pochi giorni, seguendo la continua evoluzione dei campi magnetici della fotosfera. Documentarle fotograficamente permette di seguire quasi in tempo reale la "meteorologia" della nostra stella.

Dati di ripresa

  • Data: 2 maggio 2026
  • Ora: 12:38 LT (10:38 UTC)
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Ottica: rifrattore apocromatico 30 mm
  • Focale reale: 160 mm (f/5,3)
  • Focale equivalente: 491 mm
  • Sensore: Sony CMOS IMX585
  • Filtro: filtro solare certificato (trasmissione 0,1%)
⚠️ Tutte le osservazioni e le fotografie del Sole sono state effettuate esclusivamente utilizzando un filtro solare certificato montato davanti all'obiettivo. Osservare il Sole senza un'adeguata protezione può provocare danni permanenti alla vista e alla strumentazione.



Ogni fotografia del Sole rappresenta un'istantanea di un astro in continua evoluzione. Anche se a occhio nudo sembra immutabile, la sua superficie cambia giorno dopo giorno, ricordandoci che la stella più vicina alla Terra è anche una delle più dinamiche del Sistema Solare.


Alla prossima...

domenica 26 aprile 2026

Quando la città non spegne le stelle

L'astrofotografia viene spesso associata a cieli bui, montagne lontane e notti perfette. Sono condizioni ideali, certo, ma non sempre sono quelle che abbiamo a disposizione.

Queste immagini sono nate in un contesto ben diverso: un parcheggio cittadino, circondato da lampioni, asfalto e dal bagliore costante dell'illuminazione pubblica. Non il luogo che si sceglierebbe per fotografare galassie e ammassi stellari.

Eppure, proprio per questo, ho voluto mettermi alla prova.

L'obiettivo non era realizzare immagini perfette, ma capire fino a dove potesse spingersi una strumentazione compatta in condizioni tutt'altro che favorevoli. In fondo, anche questo fa parte dell'astrofotografia: sperimentare, conoscere i limiti della propria attrezzatura e, qualche volta, scoprire che sono un po' più lontani di quanto si immaginasse.

I protagonisti di questa breve sessione sono alcuni tra gli oggetti più noti del cielo primaverile.

L'Ammasso del Presepe (M44), uno degli ammassi aperti più vicini alla Terra; la celebre coppia formata da M81 e M82, due galassie molto diverse tra loro ma legate gravitazionalmente; la Galassia Vortice (M51), con i suoi eleganti bracci a spirale e la piccola galassia compagna; infine M101, la Galassia Girandola, una vasta spirale osservata quasi perfettamente di faccia.

Sapere che la luce raccolta da queste immagini ha viaggiato per milioni di anni, riuscendo infine a emergere anche attraverso il bagliore della città, è forse l'aspetto più sorprendente dell'intera esperienza.

L'inquinamento luminoso rimane uno dei principali ostacoli per chi osserva il cielo, e nulla potrà sostituire un vero cielo buio. Tuttavia, la tecnologia attuale permette di continuare a esplorare l'Universo anche quando le condizioni sono lontane dall'essere ideali.

Forse è proprio questo il messaggio più bello di questa serata: non sempre possiamo scegliere il cielo che abbiamo sopra di noi, ma possiamo scegliere di continuare a guardarlo.

Dati di ripresa:

Data: 25 aprile 2026

Oggetti ripresi:
  • M44 (Ammasso del Presepe): 8 × 20 s
  • M51 (Galassia Vortice): 24 × 20 s
  • M101 (Galassia Girandola): 22 × 20 s
  • M81 e M82 (Galassie di Bode e Sigaro): 15 × 20 s
Strumento: Seestar S30 Pro
Ottica: rifrattore apocromatico 30 mm – 160 mm f/5,3
Sensore: Sony CMOS IMX585
Elaborazione: Siril (pre-processing e stacking), GraXpert (rimozione del gradiente e ottimizzazione del fondo cielo).

M44 (Ammasso del Presepe)

M51 (Galassia Vortice)

M101 (Galassia Girandola)

M81 e M82 (Galassie di Bode e Sigaro)

Tra milioni di lampioni e milioni di stelle, queste ultime continuano ancora a vincere. Basta concedere loro un po' di tempo per farsi vedere.


Alla prossima...

sabato 18 aprile 2026

Nel cuore della Nebulosa Girino

Ci sono oggetti del cielo profondo che, osservati per la prima volta, sorprendono più per la loro storia che per le loro dimensioni apparenti. La Nebulosa Girino (IC 410) è uno di questi.

A oltre 12.000 anni luce dalla Terra, nella costellazione dell'Auriga, si estende una vasta nube di idrogeno ionizzato che ospita il giovane ammasso aperto NGC 1893. Le stelle che lo compongono hanno appena pochi milioni di anni e, con la loro intensa radiazione ultravioletta, stanno modellando il gas circostante, scolpendo le forme irregolari che rendono questa nebulosa così affascinante.

Tra le strutture più caratteristiche si trovano i cosiddetti "girini", due dense colonne di gas e polveri lunghe diversi anni luce, all'interno delle quali potrebbero essere ancora in formazione nuove stelle. È proprio da queste strutture che la nebulosa prende il suo nome.

Questa immagine è stata realizzata dal centro urbano di Voghera (PV), un contesto certamente non ideale per la fotografia del cielo profondo. Eppure, grazie ai moderni sensori e alle tecniche di acquisizione ed elaborazione, è possibile registrare dettagli che fino a pochi anni fa sarebbero stati impensabili con una strumentazione così compatta.

È forse questo l'aspetto che più mi colpisce: non tanto l'immagine in sé, quanto il fatto che una regione di formazione stellare distante oltre dodicimila anni luce possa essere fotografata dal cortile di casa, nel mezzo delle luci della città.

Dati di ripresa

  • Oggetto: NGC 1893 e Nebulosa Girino (IC 410)
  • Data: 18 aprile 2026
  • Ora: 21:45 LT (19:45 UTC)
  • Luogo: Voghera (PV)
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Ottica: rifrattore apocromatico 30 mm – 160 mm f/5,3
  • Sensore: Sony CMOS IMX585
  • Integrazione totale: 340 s (17 × 20 s)
  • Elaborazione: Siril (pre-processing e stacking), GraXpert (rimozione del gradiente e ottimizzazione del fondo cielo)


Ogni fotografia del cielo profondo è, in fondo, un viaggio nel tempo. La luce raccolta questa sera ha lasciato la Nebulosa Girino quando sulla Terra l'uomo non aveva ancora scritto una sola pagina della propria storia. Oggi, dopo oltre dodicimila anni di viaggio, è arrivata fino al sensore di un piccolo telescopio nel cuore di una città. 


Alla prossima...

Il nostro Sole oggi – Prima luce del Seestar S30 Pro

Ci sono immagini che, dal punto di vista fotografico, non sono necessariamente le più spettacolari. Eppure hanno un valore speciale perché segnano un nuovo inizio.

Questa è la prima fotografia del Sole realizzata con il mio nuovo Seestar S30 Pro, arrivato pochi giorni fa. Ho scelto proprio la nostra stella per inaugurarlo: un soggetto perfetto per iniziare a conoscere le potenzialità di un nuovo strumento.

L'immagine è stata acquisita il 18 aprile 2026 alle 13:23 (ora italiana), corrispondenti alle 11:23 UTC. In quel momento era ben visibile la regione attiva AR 4419, caratterizzata da un gruppo di macchie solari bipolari classificato Beta-Gamma secondo la classificazione magnetica del NOAA. Dal punto di vista morfologico il gruppo apparteneva alla classe Eki, indice di una struttura estesa e complessa.

Osservare il Sole significa assistere ai continui cambiamenti della sua superficie. Le macchie solari sono la manifestazione di intense concentrazioni di campo magnetico e possono evolvere sensibilmente anche nel giro di poche ore. Fotografarle con regolarità permette di seguire l'evoluzione dell'attività della nostra stella.

Questa immagine rappresenta anche il primo test sul campo del Seestar S30 Pro. Nonostante le dimensioni estremamente compatte, lo strumento si è dimostrato semplice da utilizzare e molto efficace anche nelle riprese solari, naturalmente impiegando l'apposito filtro solare certificato, indispensabile per qualsiasi osservazione del Sole in totale sicurezza.

Dati di ripresa

  • Data: 18 aprile 2026
  • Ora: 13:23 LT (11:23 UTC)
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Ottica: rifrattore apocromatico 30 mm
  • Focale reale: 160 mm (f/5,3)
  • Sensore: Sony CMOS IMX585
  • Focale equivalente: 491 mm
  • Esposizione: 1/250 s
  • Filtro: filtro solare in dotazione Seestar


Ogni nuovo strumento ha bisogno della sua "prima luce". Non è un traguardo, ma l'inizio di un percorso fatto di osservazioni, esperimenti e, soprattutto, della stessa curiosità che continua a spingermi a guardare il cielo, anche in pieno giorno.

Alla prossima...

sabato 11 aprile 2026

Un nuovo compagno di viaggio

Ci sono strumenti che si scelgono per le loro prestazioni e altri che incuriosiscono perché promettono un modo diverso di vivere l'astronomia.

Dopo anni trascorsi tra telescopi tradizionali, montature equatoriali, reflex, camere astronomiche e lunghe serate dedicate a montaggi, allineamenti e acquisizioni, ho deciso di affiancare alla mia strumentazione un oggetto molto diverso da quelli che mi hanno accompagnato finora: il Seestar S30 Pro.

Non è un sostituto dei telescopi che utilizzo abitualmente, né vuole esserlo. È semplicemente uno strumento nato con una filosofia differente, capace di racchiudere in un corpo compatto ottica, sensore, montatura computerizzata ed elaborazione delle immagini.

La prima cosa che colpisce è proprio la semplicità. 

Si appoggia sul treppiede in dotazione, piccolo, pratico che permette riprese in Altazimutale. Volendo qualcosa di più solido può, con una testa inclinabile secondo la latitudine del posto, eseguire le riprese sia in Altazimutale che in modalità Equatoriale che estende i tempi fino a 60 secondi. 

Si accende e, nel giro di pochi minuti, è pronto a riconoscere il cielo, puntare automaticamente gli oggetti e iniziare a fotografarli. Dietro questa apparente immediatezza si nasconde una tecnologia che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata impensabile in uno strumento così piccolo.


Cosa c'è dentro il Seestar S30 Pro?

Il Seestar S30 Pro è uno strumento decisamente diverso dai classici telescopi smart. La sua caratteristica più interessante è la presenza di due sistemi ottici indipendenti, pensati per utilizzi differenti.

Il primo è il vero telescopio astronomico: un rifrattore apocromatico a quattro elementi con vetro ED, da 30 mm di apertura, 160 mm di focale e rapporto focale f/5,3. È dedicato all'osservazione e alla fotografia di Luna, Sole, nebulose, galassie e ammassi stellari.

Accanto al telescopio trova posto una seconda fotocamera grandangolare, con obiettivo da 6 mm f/1,75, pensata per riprendere ampie porzioni di cielo, la Via Lattea, paesaggi astronomici e realizzare timelapse e star trail. Le due ottiche lavorano in modo complementare e aprono possibilità fotografiche molto interessanti.

Anche i sensori sono due.

Il telescopio principale utilizza un Sony IMX585 retroilluminato, da 8,3 megapixel (3840 × 2160), uno dei sensori più apprezzati negli ultimi anni anche sulle camere astronomiche dedicate grazie all'elevata sensibilità, all'ottima efficienza quantica e all'assenza dell'amp glow.

La fotocamera grandangolare impiega invece un Sony IMX586, anch'esso da 8,3 megapixel, dedicato esclusivamente alle riprese a largo campo.

Completano il sistema una montatura motorizzata con puntamento automatico, autofocus, filtri integrati (UV/IR-cut, doppia banda per nebulose e dark filter), memoria interna da 128 GB e un software che esegue automaticamente allineamento, inseguimento e stacking delle immagini direttamente sullo strumento.


Per la prima volta mi trovo tra le mani uno strumento che non è soltanto un telescopio, ma un piccolo osservatorio completamente automatizzato. La curiosità, adesso, è capire fino a dove riuscirà a spingersi e, soprattutto, come si integrerà con il mio modo di vivere e fotografare il cielo.




Non sarà il diametro di un obiettivo o la complessità di una montatura a determinare l'emozione di una notte sotto le stelle, ma la curiosità che continua a spingerci ad alzare lo sguardo. Se questo piccolo telescopio riuscirà a farmi vivere più spesso quel momento, allora avrà già raggiunto il suo scopo.

A presto