venerdì 26 dicembre 2025

Cronache dalla nostra stella

Il Sole può sembrare un disco perfettamente uniforme, ma basta osservarlo con la giusta strumentazione per accorgersi che la sua superficie è tutt'altro che immobile.

Nell'immagine ripresa questa mattina sono ben evidenti due gruppi di macchie solari particolarmente interessanti: la Regione Attiva 4317, classificata EKI, e la Regione Attiva 4321, classificata DKC. Le lettere indicano la complessità magnetica e lo sviluppo dei gruppi di macchie: più una regione è articolata, maggiore può essere la probabilità che produca brillamenti (flare) o altri fenomeni di attività solare.

Le macchie solari appaiono scure semplicemente perché sono più fredde rispetto alla fotosfera circostante: circa 4.000 °C contro quasi 5.800 °C. Temperature enormi in entrambi i casi, ma sufficienti a creare questo evidente contrasto.

Osservare il Sole giorno dopo giorno permette di seguirne l'evoluzione: alcune macchie crescono, si frammentano o scompaiono nel giro di pochi giorni, mentre altre attraversano lentamente il disco solare accompagnando la rotazione della nostra stella, che impiega circa 27 giorni per compiere un giro completo vista dalla Terra.

Come sempre, il Sole va osservato esclusivamente con filtri certificati. In questo caso è stato utilizzato un filtro Baader AstroSolar a luce bianca, indispensabile per osservare e fotografare la fotosfera in totale sicurezza.

Dati di ripresa

  • Data: 26 dicembre 2025 – ore 10:47 LT
  • Località: Squillace Lido
  • Fotocamera: Fujifilm X-T1
  • Telescopio: Sky-Watcher 70/500
  • Ripresa: fuoco diretto
  • Filtro: Baader AstroSolar (luce bianca)



"Il cielo non cambia soltanto di notte. Anche alla luce del giorno continua a raccontare la sua storia"


Alla prossima...

venerdì 15 agosto 2025

Dove la luce incontra l'ombra

Ogni fase della Luna ha il suo fascino, ma poche sono spettacolari quanto quella gibbosa calante. Quando il Sole illumina la superficie con un'inclinazione favorevole, il terminatore – la linea che separa il giorno dalla notte lunare – diventa una straordinaria macchina del rilievo: montagne, vallate e crateri acquistano profondità grazie alle lunghe ombre che ne disegnano i contorni.

In questa immagine si distinguono alcuni dei paesaggi più celebri del nostro satellite.

Nella parte superiore domina il Mare Imbrium, un immenso bacino formatosi in seguito all'impatto di un gigantesco asteroide oltre tre miliardi e mezzo di anni fa e successivamente riempito da colate di lava basaltica. Poco più a destra si riconoscono il Mare Serenitatis e il Mare Tranquillitatis, quest'ultimo passato alla storia perché, il 20 luglio 1969, accolse il primo sbarco dell'uomo sulla Luna con la missione Apollo 11.

Verso il lembo meridionale spicca il cratere Tycho, uno dei più giovani della Luna. Dal suo centro si diparte un impressionante sistema di raggi chiari, materiale espulso durante l'impatto che lo ha generato e disperso per migliaia di chilometri sulla superficie.

Lungo il terminatore emergono invece le catene dei Montes Apenninus, dei Montes Caucasus e delle Montes Alpes. Sono proprio le ombre radenti a renderle così evidenti: con la Luna piena apparirebbero molto meno contrastate.

Ogni fotografia della Luna è diversa dalla precedente. Non cambia il nostro satellite, ma cambia il modo in cui la luce del Sole ne scolpisce il paesaggio, rivelando ogni volta dettagli nuovi.

Dati di ripresa

  • Data: 15 agosto 2025
  • Località: Catanzaro Lido
  • Fotocamera: Fujifilm X-T1
  • Telescopio: Takahashi FC-100DZ apocromatico alla fluorite (fuoco diretto)
  • Strumentazione gentilmente messa a disposizione da Antonio Parisi dell'Unione Astrofili Catanzaresi di cui faccio parte.



Alla prossima...

domenica 20 luglio 2025

Quando il lago si addormenta

Di giorno il Lago Arvo è fatto di colori, voci e riflessi.

Di notte cambia completamente volto.

Le canoe tornano silenziose al pontile, l'acqua diventa uno specchio quasi immobile e le montagne si trasformano in semplici profili scuri. Sopra tutto questo, il cielo riprende il ruolo che gli appartiene.

Ci sono luoghi che sembrano aspettare la notte per mostrare la loro vera bellezza.

Il Parco Nazionale della Sila è uno dei pochi territori dell'Italia meridionale dove l'inquinamento luminoso è ancora sufficientemente contenuto da permettere di osservare migliaia di stelle a occhio nudo. Non serve allontanarsi molto: basta fermarsi qualche minuto, lasciare che gli occhi si abituino al buio e il cielo comincia lentamente a riempirsi.

In fotografia è sorprendente vedere come il lago, apparentemente immobile, diventi parte del paesaggio celeste. Terra e cielo sembrano fondersi in un'unica scena, separati soltanto da una sottile linea d'orizzonte.

È in momenti come questi che ci si accorge di quanto la notte possa essere diversa da come siamo abituati a viverla.

Dati di ripresa

  • Data: 19 luglio 2025
  • Località: Lago Arvo, Lorica (CS)
  • Fotocamera: Fujifilm X-T1
  • Obiettivo: Samyang 12 mm f/2
  • Elaborazione: Adobe Camera Raw


"Il lago dormiva. Il cielo no. E per qualche minuto è sembrato che entrambi custodissero lo stesso silenzio."


Alla prossima...

domenica 22 giugno 2025

Il cielo rimette in ordine i pensieri

Ieri notte mi sono allontanato dal frastuono della città. Ne sentivo il bisogno dopo circa un anno di inattività.

Ho alzato lo sguardo e mi sono ritrovato sotto un cielo che sembrava non avere fine. Nel silenzio della notte ho riscoperto la forza di qualcosa di così semplice: sentirsi piccoli senza sentirsi insignificanti, parte di qualcosa di immensamente più grande.

A volte basta questo. Fermarsi. Respirare. Lasciare che siano le stelle a rimettere in ordine i pensieri.

Osservare il cielo è un esercizio di presenza. Non importa quante volte lo si faccia: ogni notte è diversa, ogni stagione racconta qualcosa di nuovo e ogni uscita fotografica diventa un piccolo viaggio lontano dal rumore quotidiano.

Ci sono cieli che non hanno bisogno di spiegare nulla. Basta restare qualche minuto con il naso all'insù, magari condividendo il silenzio con qualcuno che prova lo stesso stupore, per capire che certe esperienze valgono più di molte parole.



Perché alcune notti non si ricordano per le fotografie che abbiamo portato a casa, ma per come ci hanno fatto sentire mentre le stavamo vivendo.


Alla prossima...

mercoledì 31 luglio 2024

Le uscite fotografiche serali, quelle belle

Ci sono serate che si programmano da giorni e altre che nascono quasi per caso.

Quelle più belle, però, hanno spesso qualcosa in comune: non sono legate a un evento straordinario, ma al semplice desiderio di tornare sotto un cielo stellato, magari con le persone che condividono la stessa passione e con le quali si sta veramente bene.

Quando il Sole lascia spazio alla notte, il rumore della giornata si affievolisce e tutto sembra rallentare. Si monta l'attrezzatura senza fretta, si scambiano due parole, si aspetta che gli occhi si abituino all'oscurità. Poi, quasi all'improvviso, compare lei. La Via Lattea.

Anche senza strumenti ottici, basta allontanarsi dalle luci artificiali per distinguere quella fascia lattiginosa che attraversa il cielo. L'obiettivo della fotocamera, con lunghe esposizioni, riesce poi a raccogliere molta più luce dell'occhio umano, rivelando colori, dettagli e strutture che a occhio nudo rimangono appena intuibili.

Ogni uscita è diversa dalla precedente. Cambia il cielo, cambia l'umidità. Eppure la sensazione è sempre la stessa: quella di essere spettatori privilegiati di uno spettacolo che si ripete da miliardi di anni.

Forse è proprio questo il bello delle serate dedicate all'astrofotografia. Non tornare a casa con una fotografia perfetta, ma con qualche ora trascorsa a osservare il cielo, lasciando che sia lui, ancora una volta, a ricordarci quanto siamo piccoli e quanto sia straordinario il luogo in cui viviamo.

Dati di ripresa

  • Data: 30 luglio 2024
  • Località: Altopiano della Sila
  • Fotocamera: Fujifilm X-T1
  • Obiettivo: Samyang 12 mm f/2
  • Elaborazione: Sequator e Adobe Camera Raw 







La Via Lattea continuerà il suo viaggio anche quando le luci dell'auto ci riporteranno verso casa. Noi possiamo soltanto ringraziarla per averci concesso, ancora una volta, qualche ora di meraviglia.


Alla prossima...

martedì 16 luglio 2024

L'ultimo sguardo, prima di andare via

C'è un momento, alla fine di ogni osservazione, in cui gli strumenti vengono riposti e il silenzio torna a essere il protagonista.

È proprio allora che, quasi per salutarci, la Via Lattea sembra mostrarsi nella sua forma più elegante. La Luna sta ormai scomparendo dietro le colline e la sua luce, sempre più debole, lascia lentamente spazio al cielo estivo.

Per qualche minuto convivono tre sorgenti di luce molto diverse tra loro: il tenue chiarore della Luna, la luce antichissima delle stelle della nostra Galassia e quella artificiale proveniente dai centri abitati. Un equilibrio delicato che cambia continuamente con il procedere della notte.

La fascia luminosa della Via Lattea che attraversa il cielo è composta da miliardi di stelle osservate dall'interno del disco galattico. Le regioni più scure non sono vuoti nello spazio, ma immense nubi di gas e polveri che assorbono la luce delle stelle poste oltre di esse. È proprio in queste nubi che continuano a nascere nuove generazioni di astri.

Osservare un cielo come questo ricorda quanto sia preziosa l'oscurità naturale. Ogni luce rivolta inutilmente verso il cielo sottrae qualcosa alla possibilità di ammirare l'Universo. Eppure, nelle notti più limpide, la Via Lattea riesce ancora a farsi strada sopra di noi, ricordandoci quanto sia straordinario il patrimonio che abbiamo il privilegio di osservare.

Forse è questo il regalo più bello alla fine di una lunga serata: fermarsi un istante, prima di andare via, e concedere al cielo un ultimo sguardo.





Alla prossima...

sabato 13 luglio 2024

L'eremo sotto la Via Lattea

Ci sono notti in cui l'osservazione sembra destinata a finire ancora prima di iniziare.

Una nebbia fitta e inattesa aveva nascosto completamente il cielo, lasciando immaginare una serata senza stelle. Poi, quasi all'improvviso, l'aria si è fatta più limpida e, una dopo l'altra, sono ricomparse le costellazioni. Nel giro di pochi minuti è tornata visibile anche la Via Lattea, che attraversava il cielo estivo sopra l'antico Eremo di Sant'Elia Vecchio (Curinga . CZ).

La debole luce della Luna illuminava appena le antiche mura, creando un equilibrio naturale tra paesaggio e cielo. Sebbene la presenza della Luna riduca il contrasto della Via Lattea, le sue regioni più luminose restano ben visibili, insieme alle grandi nubi oscure di polveri interstellari che ne interrompono la fascia luminosa.

L'Eremo di Sant'Elia Vecchio, con le sue origini medievali, sembra quasi vegliare da secoli sul passaggio delle stagioni e delle stelle. È facile immaginare che, molto prima dell'illuminazione artificiale, questo stesso cielo apparisse ancora più ricco e spettacolare agli occhi di chi abitava questi luoghi.

L'astronomia insegna anche questo: la pazienza. A volte basta attendere qualche minuto perché il cielo cambi completamente volto e regali uno spettacolo che sembrava ormai perduto.




Alla prossima...