lunedì 3 agosto 2026

M81 - Una galassia non è mai sola.

Al centro di questa immagine c'è M81, la Galassia di Bode, una splendida galassia a spirale distante circa 12 milioni di anni luce nella costellazione dell'Orsa Maggiore. La sua luce ha iniziato il viaggio verso di noi quando sulla Terra camminavano i primi antenati dell'uomo. Fotone dopo fotone ha attraversato lo spazio intergalattico fino a raggiungere il sensore della mia fotocamera, consegnandomi un'immagine del suo remoto passato.

Osservandola con attenzione si scopre che non è sola. A sinistra al centro, piccolissima, quasi sul bordo compare NGC 3077, una delle sue galassie compagne. Insieme a M82, in alto a destra (conosciuta come Galassia Sigaro) formano un piccolo gruppo gravitazionalmente legato, dove gli incontri ravvicinati hanno modellato nel tempo la struttura delle tre galassie.

È questo uno degli aspetti che più mi affascina dell'astrofotografia: ogni immagine non racconta soltanto un oggetto celeste, ma le relazioni invisibili che lo legano all'universo che lo circonda.


Dati tecnici dello scatto:

Soggetti: M81 (Galassia di Bode), M82, NGC3077
Costellazione: Orsa Maggiore
Data di acquisizione: 2/08/2026
Integrazione: 181 × 20 secondi (totale: ~1 ora di acquisizione)
Obiettivo: 30/160 mm apocromatico f/5.3 + sensore Sony IMX585 su astro-inseguitore
Pre-processing e stacking: Siril
Ottimizzazione: GraXpert e Camera Raw


Per me l'astrofotografia è anche questo: imparare che nell'universo perfino le galassie vivono raccontando storie insieme.

Alla prossima

Mizar e Alcor: molto più di una semplice coppia di stelle!

A prima vista sembrano due stelle vicine nella costellazione dell'Orsa Maggiore (più precisamente nel grande carro), ma la realtà è molto più affascinante. 

Mizar, infatti, non è una singola stella: è un sistema composto da quattro stelle legate gravitazionalmente. 

Alcor invece nasconde un segreto, perché possiede una compagna invisibile a occhio nudo. Insieme formano uno dei sistemi multipli più interessanti e vicini alla Terra.

Mizar e Alcor possono essere osservate facilmente anche da cieli cittadini. Con un piccolo telescopio o persino con un buon binocolo è possibile distinguere Mizar dalla sua compagna, regalando una delle osservazioni più appaganti per chi si avvicina all'astronomia. È la dimostrazione che non serve raggiungere un cielo perfettamente buio per lasciarsi stupire dall'Universo

 


La prossima volta che riconoscerete Mizar e Alcor nel Grande Carro, provate a contarle: due è la risposta più evidente. Ma non quella giusta.

Alla prossima

domenica 2 agosto 2026

Lo sguardo lento dell'Universo

Viviamo in un'epoca in cui tutto scorre veloce. L'astrofotografia, invece, insegna l'esatto contrario: a osservare con calma.

Questa mia nuova immagine della Galassia di Andromeda (M31) non nasce da un singolo istante. L'astrofotografia del cielo profondo è un esercizio di pazienza: decine, a volte centinaia di esposizioni vengono sommate tra loro perché siano i fotoni, lentamente, a costruire l'immagine. In questo caso ho raccolto 167 pose da 20 secondi, quasi un'ora di luce catturata fotone dopo fotone.

Ogni fotone registrato dal sensore ha viaggiato per circa 2,5 milioni di anni. Quando è partito da Andromeda, il genere Homo stava appena facendo la sua comparsa sulla Terra. Da allora si sono succedute intere ere della storia umana, mentre quella luce ha continuato, silenziosamente, il suo viaggio verso di noi.

Forse è proprio questo il fascino del cielo profondo: ci ricorda che le cose più belle raramente si rivelano a uno sguardo frettoloso.



Andromeda appartiene al mito, ma la sua luce è reale: attraversa il tempo da milioni di anni e, per una notte, finisce dentro una fotografia.

Alla prossima


La scopa della strega attraversa il Cigno.

NGC 6960, una delle sezioni più spettacolari della Nebulosa Velo nella costellazione del Cigno.

Non è una nebulosa "nata" così: è ciò che resta di una gigantesca supernova esplosa tra 10.000 e 20.000 anni fa, a circa 2.400 anni luce dalla Terra. I sottili filamenti luminosi sono il gas riscaldato dall'onda d'urto che ancora oggi attraversa lo spazio.


Anche questa immagine l'ho realizzata con la Luna piena alta nel cielo. 

Sono 96 pose da 20 secondi (32 minuti complessivi)... la magia è emersa lo stesso.


Alla prossima

Il vento di una stella morente

Quella che vedete non è una galassia né una nube qualunque. È il segno lasciato da una stella gigantesca che sta vivendo gli ultimi capitoli della sua esistenza.

La Crescent Nebula (NGC 6888) si trova nella costellazione del Cigno, a circa 5.000 anni luce dalla Terra. È stata modellata dai violentissimi venti della stella WR 136, una Wolf-Rayet: un astro così caldo e luminoso da espellere continuamente materia nello spazio a milioni di chilometri all'ora.

Il gas espulso si scontra con quello rilasciato in una fase precedente della vita della stella, comprimendolo e facendolo brillare. Il risultato è questa delicata mezzaluna sospesa nel cuore della Via Lattea.

Anche questa ripresa è stata realizzata con la Luna piena alta nel cielo, una delle condizioni meno favorevoli per fotografare nebulose così deboli. Eppure, dopo quasi venti minuti di integrazione, la luce dell'idrogeno e dell'ossigeno è riuscita comunque a raccontare la sua storia.

Dati tecnici dello scatto

  • Soggetto: NGC 6888 – Nebulosa Crescente (Crescent Nebula)
  • Costellazione: Cigno
  • Data di ripresa: 31 luglio 2026
  • Integrazione: 57 pose × 20 secondi (19 minuti)
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Condizioni: Luna piena
  • Pre-processing e stacking: Siril
  • Elaborazione finale: Adobe Camera Raw

Ogni nebulosa racconta una storia diversa. Questa non parla di nascita, ma di trasformazione: il vento di una stella che, nel suo ultimo atto, semina nello spazio gli elementi da cui nasceranno nuove generazioni di stelle e pianeti. Nell'Universo, anche una fine è sempre l'inizio di qualcos'altro.

Alla prossima...

Ali di idrogeno tra le stelle (IC 5070)

La Nebulosa Pellicano (IC 5070) è una delle più vaste regioni di formazione stellare della Via Lattea.

Si trova nella costellazione del Cigno, a circa 2.000 anni luce da noi, ed è un immenso complesso di idrogeno e polveri modellato dalla radiazione delle giovani stelle appena nate. Le zone scure che sembrano "incidere" la nebulosa sono dense nubi di polvere, vere e proprie culle dove nuove stelle stanno prendendo forma.

La Pellicano è vicina alla più celebre Nebulosa Nord America: insieme fanno parte dello stesso gigantesco complesso nebulare, uno dei paesaggi più spettacolari del cielo estivo.

Quello che vedete è il risultato di una ripresa piuttosto breve, resa ancora più impegnativa dalla presenza della Luna quasi piena. Nonostante tutto, il debole bagliore dell'idrogeno è riuscito comunque a emergere dal fondo del cielo.

Dati tecnici dello scatto

  • Soggetto: IC 5070 – Nebulosa Pellicano
  • Costellazione: Cigno
  • Data di ripresa: 31 luglio 2026
  • Integrazione: 16 pose × 20 secondi (5 minuti e 20 secondi)
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Condizioni: Luna quasi piena
  • Pre-processing e stacking: Siril
  • Elaborazione finale: Adobe Camera Raw

Ogni fotografia del cielo profondo è una piccola sfida contro il tempo, la luce e l'atmosfera. Quando, nonostante tutto, affiora il tenue rosso dell'idrogeno, la soddisfazione ripaga ogni minuto passato sotto le stelle.

Alla prossima...


sabato 1 agosto 2026

Un viaggiatore di ghiaccio nel cielo estivo.

Al centro dell'immagine che pubblico oggi c'è la cometa periodica 10P/Tempel, un piccolo corpo di ghiaccio e polvere che percorre la sua orbita attorno al Sole da secoli. A differenza delle stelle sullo sfondo, immobili solo in apparenza, una cometa è una viaggiatrice: notte dopo notte cambia posizione, lasciando dietro di sé una tenue chioma di gas e polveri liberati dal calore del Sole.

L'immagine l'ho ripresa questa notte tra le 3:00 e le 3:35 e mostra la delicata chioma verdastra della cometa immersa in un ricchissimo campo stellare.

È sempre emozionante pensare che questi oggetti siano tra i residui più antichi della formazione del Sistema Solare. Ogni loro passaggio è una visita che arriva dalle sue origini, oltre quattro miliardi e mezzo di anni fa.


La cometa 10P/Tempel


Non tutte le luci che fotografiamo appartengono a stelle o galassie lontane milioni di anni luce.

Alla prossima