Prima del GPS, prima della radio e persino prima degli orologi abbastanza precisi da accompagnare una nave per mesi, c'era il cielo.
Per secoli marinai ed esploratori hanno affidato la propria posizione alle stelle, al Sole e alla Luna. Ogni strumento custodito in questa sala racconta una parte di quella storia: sestanti, ottanti, cannocchiali e strumenti di misura che trasformavano l'osservazione del cielo in una posizione sulla carta nautica.
Con il sestante era possibile misurare con estrema precisione l'altezza di un astro sopra l'orizzonte. Confrontando quella misura con le effemeridi astronomiche e conoscendo l'ora esatta, un navigatore poteva determinare la propria latitudine e, successivamente, anche la longitudine.
È sorprendente pensare che la sicurezza di una nave, il successo di una spedizione o la scoperta di nuove terre dipendessero dalla capacità di leggere il cielo con precisione.
Osservando questi strumenti - custoditi al Galata Museo del Mare di Genova - viene naturale fare un paragone con l'astronomia di oggi. Noi utilizziamo telescopi digitali, fotocamere e software capaci di individuare automaticamente gli oggetti celesti. Eppure il principio è rimasto lo stesso: osservare il cielo significa ricavarne informazioni.
Ogni fotografia astronomica che realizziamo oggi è, in fondo, l'erede di quei primi strumenti con cui l'uomo imparò a trasformare le stelle in una guida.
Alla prossima


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