Guardando questa piccola tavola in marmo, custodita al Castello d'Albertis a Genova, si potrebbe pensare a una semplice tabella di numeri. In realtà racconta un'epoca in cui il tempo non era scandito da orologi atomici, smartphone o satelliti, ma dal moto apparente del Sole.
L'iscrizione riporta i minuti da aggiungere al tempo vero di Genova per ottenere il tempo medio dell'Europa Centrale. Un concetto che oggi può sembrare insolito, ma che per secoli ha accompagnato la vita quotidiana, la navigazione e l'astronomia.
Il tempo vero è quello indicato dal Sole: il mezzogiorno coincide con l'istante in cui il nostro astro attraversa il meridiano del luogo raggiungendo la massima altezza nel cielo. È un riferimento naturale, ma presenta un inconveniente: la durata del giorno solare non è perfettamente costante durante l'anno, a causa dell'inclinazione dell'asse terrestre e dell'orbita ellittica della Terra.
Per rendere uniforme la misura del tempo si introdusse il tempo medio, basato su un Sole "ideale" che si muove con regolarità. Successivamente, con la nascita dei fusi orari, molte città adottarono un'unica ora di riferimento. La tabella fotografata permetteva proprio di convertire il tempo locale di Genova nell'ora ufficiale dell'Europa Centrale.
È curioso pensare che fino a poco più di un secolo fa ogni città aveva, di fatto, il proprio mezzogiorno. Viaggiando da una località all'altra, anche gli orologi dovevano essere regolati. Solo con l'espansione delle ferrovie e delle comunicazioni divenne indispensabile adottare un tempo comune.
Osservare questa tavola significa ricordare che, prima di diventare una questione di tecnologia, il tempo era soprattutto una questione di astronomia.
Alla prossima,


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