lunedì 29 giugno 2020

I colori invisibili della Luna

A prima vista la Luna sembra un mondo in bianco e nero. Eppure abbiamo capito in questi anni che osservandola con attenzione e utilizzando una particolare elaborazione fotografica, emergono sfumature che l'occhio umano normalmente non riesce a percepire.

L'immagine di questa sera mette in evidenza ancora una volta proprio questi colori nascosti, che non sono artificiali ma corrispondono a reali differenze nella composizione della superficie lunare.

Le tonalità azzurre e violacee identificano principalmente antiche colate di basalto ricche di titanio, che hanno riempito gli enormi bacini d'impatto formando i cosiddetti mari lunari. Le aree più chiare, invece, appartengono agli altopiani ricchi di anortosite, la crosta primordiale della Luna, mentre le diverse sfumature raccontano variazioni nella quantità di ferro, titanio e nel grado di alterazione del suolo dovuto al continuo bombardamento di micrometeoriti.

È sorprendente pensare che ciò che appare come una semplice differenza di colore sia, in realtà, una vera e propria carta geologica del nostro satellite naturale.

La Luna di questo scatto odierno si trova in fase gibbosa crescente, con circa il 67% del disco illuminato. Il terminatore attraversa ancora regioni ricchissime di dettagli, mentre l'elaborazione cromatica permette di apprezzare anche le differenze mineralogiche tra i grandi mari basaltici e gli antichi altopiani.

Dati di ripresa

  • Data e ora: 29 giugno 2020, ore 22:32 CEST (20:32 UTC)
  • Distanza dalla Terra: 365.665 km
  • Fase: gibbosa crescente
  • Età della Luna: 8,58 giorni
  • Illuminazione: 67,2%
  • Diametro apparente: 32,68'
  • Strumentazione: fotocamera Fujifilm X-T1 al fuoco diretto di un telescopio Intes Maksutov-Cassegrain (150 mm) con focale equivalente di 3000 mm.
  • Elaborazione: aumento progressivo della saturazione cromatica per evidenziare le naturali differenze di riflettanza e composizione mineralogica della superficie lunare.

Alla prossima...


giovedì 28 maggio 2020

La Luna che cambia ogni sera

Ci sono sere in cui il cielo non chiede grandi imprese. Non serve inseguire galassie lontane o nebulose appena percettibili. Basta alzare lo sguardo verso la Luna.

È sempre lei, eppure non è mai la stessa.

Ogni notte la luce del Sole disegna un paesaggio diverso. I crateri che ieri erano nascosti emergono dall'ombra, le montagne acquistano profondità e vaste pianure di lava sembrano cambiare volto. È come sfogliare lentamente un libro antico, una pagina dopo l'altra.

Questa sera la Luna si trova in fase crescente, con poco più del 35% del disco illuminato. Il terminatore attraversa regioni ricchissime di dettagli: è qui che il Sole, ancora basso sull'orizzonte lunare, proietta lunghe ombre capaci di esaltare ogni rilievo. Per gli osservatori è uno dei momenti più affascinanti del mese, perché il contrasto rende visibili particolari che durante il plenilunio tendono quasi a scomparire.

Osservando con attenzione si distinguono i grandi bacini basaltici, antichi mari ormai solidificati, accanto agli altopiani disseminati di crateri, memoria degli innumerevoli impatti che hanno modellato la superficie del nostro satellite nel corso di miliardi di anni.

Forse è proprio questo il fascino della Luna: non occorre andare lontano per sentirsi esploratori. Ogni sera ci offre un volto nuovo e ci ricorda che anche l'oggetto più familiare del cielo può ancora sorprenderci, se gli dedichiamo qualche minuto di silenzio.

Dati di ripresa

  • Data: 28 maggio 2020
  • Fase lunare: falce crescente (circa 35% del disco illuminato)
  • Telescopio: Intes MK66 Maksutov-Cassegrain 150/1800 mm
  • Ripresa: fuoco diretto
  • Camera: Fujifilm XT-1
  • Tecnica: acquisizione video con selezione e somma dei migliori fotogrammi.
"La Luna non cambia volto: è la luce che, notte dopo notte, ci insegna a guardarlo con occhi diversi."


Alla prossima...

martedì 5 maggio 2020

Prima del plenilunio

La Luna di questa sera - foto delle 22,40 al passaggio dal meridiano - si presenta in fase gibbosa crescente, con circa il 94% del disco illuminato. Mancano ormai meno di quarantotto ore al plenilunio, previsto per il 7 maggio, ma il terminatore è ancora ben evidente lungo il bordo occidentale del disco.

È proprio questa sottile fascia che rende la Luna particolarmente interessante dal punto di vista osservativo. Qui il Sole illumina la superficie con un'inclinazione molto bassa, proiettando lunghe ombre che esaltano il rilievo di crateri, montagne e fratture della crosta lunare. Con l'avvicinarsi della Luna piena queste ombre tenderanno progressivamente a scomparire, rendendo il paesaggio apparentemente più uniforme.

Nell'immagine si distinguono chiaramente i grandi mari lunari, vaste pianure basaltiche formatesi miliardi di anni fa in seguito a giganteschi impatti e successivamente riempite da colate di lava (appena evidenti anche i colori minerali). Sono inoltre ben visibili i sistemi di raggi chiari che si dipartono dai crateri Tycho e Copernicus, tra le strutture più spettacolari dell'intera superficie lunare.

Ogni osservazione della Luna è diversa dalla precedente: il continuo mutare dell'illuminazione solare modifica l'aspetto dei rilievi e rivela dettagli sempre nuovi, facendo del nostro satellite uno degli oggetti più affascinanti del cielo per l'osservazione visuale e l'astrofotografia. Ogni scatto è il ritratto di un istante irripetibile: cambia la fase, cambia la luce, cambia il paesaggio.

  • Data e ora: 5 maggio 2020, ore 22:40 (CEST)
  • Fase lunare: gibbosa crescente
  • Illuminazione del disco: 94,6%
  • Età della Luna: circa 12,8 giorni
  • Telescopio: Intes MK66 Maksutov-Cassegrain 150/1800 mm
  • Ripresa: fuoco diretto
  • Camera: Fujifilm XT-1

  • Alla prossima.



    lunedì 4 maggio 2020

    La falce di Venere

    Venere ripreso il 30 aprile 2020 scorso al fuoco diretto del mio telescopio Intes MK66 (a 2000 mm di focale).

    Dopo aver dominato per molti mesi il cielo della sera con la sua straordinaria luminosità, Venere sta rapidamente avvicinandosi alla congiunzione inferiore con il Sole. In questi giorni è ancora ben visibile a occidente dopo il tramonto, ma la sua distanza angolare dal Sole diminuisce di sera in sera e, di conseguenza, anche la sua altezza sull'orizzonte.

    Osservandolo al telescopio, il pianeta mostra una caratteristica fase a falce, molto simile a quella della Luna. Questo accade perché Venere, essendo un pianeta interno all'orbita terrestre, ci presenta diverse porzioni della sua superficie illuminata durante il suo moto intorno al Sole. Man mano che si avvicina alla Terra, il suo diametro apparente aumenta, mentre la frazione illuminata diminuisce, rendendo la falce sempre più sottile.

    Nei prossimi giorni Venere continuerà a perdere quota nel cielo serale fino a scomparire nella luce del crepuscolo, in vista della congiunzione inferiore, prevista all'inizio di giugno. Dopo un breve periodo di invisibilità, il pianeta riapparirà all'alba, diventando protagonista del cielo del mattino.

    Questa immagine, ripresa al fuoco diretto del mio Intes MK66, mostra proprio una delle ultime spettacolari fasi di questa apparizione serale di Venere, prima del suo passaggio tra la Terra e il Sole.



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    venerdì 1 maggio 2020

    Lungo il terminatore lunare

    Ogni fase lunare offre dettagli diversi da osservare, ma è lungo il terminatore, la linea che separa il giorno dalla notte sulla superficie della Luna, che il paesaggio raggiunge il massimo della spettacolarità.

    Con il Sole che illumina il terreno con un'angolazione molto bassa, i crateri, le catene montuose e le fratture della crosta proiettano lunghe ombre che ne esaltano il rilievo, restituendo una straordinaria sensazione di tridimensionalità. È proprio in queste condizioni che la Luna rivela i suoi dettagli più affascinanti, spesso invisibili durante il plenilunio, quando l'illuminazione frontale tende ad appiattire il paesaggio.

    La regione ripresa in questa immagine è caratterizzata da un'impressionante concentrazione di crateri da impatto, formatisi nel corso di oltre quattro miliardi di anni. A differenza della Terra, dove atmosfera, erosione e attività geologica cancellano progressivamente le tracce del passato, sulla Luna queste antiche cicatrici si sono conservate quasi intatte, trasformando il nostro satellite in un prezioso archivio della storia del Sistema Solare.

    L'immagine è stata ottenuta elaborando più sequenze video, selezionando e sommando i fotogrammi migliori per ridurre gli effetti della turbolenza atmosferica e mettere in evidenza i dettagli più fini della superficie, alla fine ho unito i fotogrammi per creare un mosaico

    Dati di ripresa: telescopio Intes MK66 (150/1800 mm) utilizzato a fuoco diretto e camera planetaria Imaging Source.


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    giovedì 16 aprile 2020

    Le Pleiadi: il calendario delle antiche civiltà

    Venere con, in basso, l'ammasso aperto delle Pleiadi (M45 del catalogo Messier), nella costellazione del Toro, conosciute nella mitologia greca come le Sette Sorelle.
    Fotocamera Fujifilm X-T1 – esposizione di 60 secondi.

    «Quando sorgono le Pleiadi, figlie di Atlante,
    incomincia la mietitura; l'aratura, invece, al loro tramonto.
    Queste sono nascoste per quaranta giorni
    e per altrettante notti; poi, inoltrandosi l'anno,
    esse appaiono appena che si affili la falce.»
    (Esiodo - Le opere e i giorni)

    Le Pleiadi sono probabilmente l'ammasso stellare più famoso del cielo. Visibili anche a occhio nudo come un piccolo gruppetto di stelle azzurrine, distano circa 440 anni luce dalla Terra e sono costituite da centinaia di giovani stelle, nate dalla stessa nube molecolare circa 100 milioni di anni fa.

    Fin dall'antichità hanno rappresentato un importante riferimento per molte civiltà. Greci, Egizi, Babilonesi, Maya e numerosi altri popoli ne seguivano il sorgere e il tramontare per scandire il calendario agricolo e le stagioni, attribuendo a questo piccolo ammasso un profondo valore simbolico e pratico.

    In questa immagine, la loro delicata luce è accompagnata dallo splendore di Venere, il pianeta più luminoso del cielo dopo il Sole e la Luna. La vicinanza apparente tra il pianeta e le Pleiadi è soltanto un effetto prospettico: mentre Venere si trova a poche decine di milioni di chilometri dalla Terra, le stelle dell'ammasso sono oltre quattrocento anni luce più lontane, un promemoria delle immense profondità dello spazio che si celano dietro ciò che osserviamo nel cielo notturno.


    Alla prossima...

    mercoledì 8 aprile 2020

    La Superluna di aprile

    Dopo una lunga pausa forzata torno finalmente a pubblicare sul blog.

    Questa sera la Luna piena ha raggiunto il perigeo, il punto della sua orbita in cui si trova alla minima distanza dalla Terra. È la cosiddetta Superluna, un termine con cui si indica una Luna piena che appare leggermente più grande e luminosa del normale, anche se la differenza è piuttosto difficile da apprezzare a occhio nudo.

    Ho approfittato del cielo sereno per dedicare qualche minuto all'osservazione e realizzare questa immagine del nostro satellite naturale utilizzando un piccolo rifrattore Sky-Watcher 70/500 mm.

    Nonostante le dimensioni contenute dello strumento, sono ben riconoscibili i grandi mari lunari e alcuni dei dettagli più spettacolari della superficie, come il sistema di raggi del cratere Tycho, nella parte meridionale del disco, e quello di Copernicus, poco più a nord. Queste strutture sono il risultato di antichi impatti meteorici che hanno modellato la superficie lunare nel corso di miliardi di anni.

    In questi giorni, in cui siamo tutti chiamati a rimanere a casa, alzare lo sguardo verso il cielo rappresenta un'occasione per concedersi qualche momento di tranquillità. La Luna continua il suo viaggio attorno alla Terra con la stessa regolarità di sempre, ricordandoci che, al di sopra delle vicende quotidiane, l'Universo segue il suo incessante ritmo.

    Ripresa effettuata con telescopio Sky-Watcher 70/500 mm.


    Alla prossima.