sabato 2 maggio 2026

Il nostro Sole oggi

2 maggio 2026 – ore 12:38 LT (10:38 UTC)

L'attività della nostra stella continua a mantenersi sostenuta. Sul disco solare sono presenti numerose regioni attive distribuite sia nell'emisfero settentrionale sia in quello meridionale, testimonianza di un Sole ancora pienamente inserito nella fase di massimo del suo ciclo di attività.

Particolarmente evidenti sono le regioni AR 14429, caratterizzata da un articolato gruppo di macchie, e AR 14431, ormai prossima al lembo occidentale del Sole. Ben visibili anche le regioni AR 14425, AR 14427 e AR 14428, mentre AR 14424 e AR 14430 si avviano verso l'uscita dal disco apparente.

Le macchie solari non sono strutture permanenti: possono nascere, evolvere e scomparire nell'arco di pochi giorni, seguendo la continua evoluzione dei campi magnetici della fotosfera. Documentarle fotograficamente permette di seguire quasi in tempo reale la "meteorologia" della nostra stella.

Dati di ripresa

  • Data: 2 maggio 2026
  • Ora: 12:38 LT (10:38 UTC)
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Ottica: rifrattore apocromatico 30 mm
  • Focale reale: 160 mm (f/5,3)
  • Focale equivalente: 491 mm
  • Sensore: Sony CMOS IMX585
  • Filtro: filtro solare certificato (trasmissione 0,1%)
⚠️ Tutte le osservazioni e le fotografie del Sole sono state effettuate esclusivamente utilizzando un filtro solare certificato montato davanti all'obiettivo. Osservare il Sole senza un'adeguata protezione può provocare danni permanenti alla vista e alla strumentazione.



Ogni fotografia del Sole rappresenta un'istantanea di un astro in continua evoluzione. Anche se a occhio nudo sembra immutabile, la sua superficie cambia giorno dopo giorno, ricordandoci che la stella più vicina alla Terra è anche una delle più dinamiche del Sistema Solare.


Alla prossima...

domenica 26 aprile 2026

Quando la città non spegne le stelle

L'astrofotografia viene spesso associata a cieli bui, montagne lontane e notti perfette. Sono condizioni ideali, certo, ma non sempre sono quelle che abbiamo a disposizione.

Queste immagini sono nate in un contesto ben diverso: un parcheggio cittadino, circondato da lampioni, asfalto e dal bagliore costante dell'illuminazione pubblica. Non il luogo che si sceglierebbe per fotografare galassie e ammassi stellari.

Eppure, proprio per questo, ho voluto mettermi alla prova.

L'obiettivo non era realizzare immagini perfette, ma capire fino a dove potesse spingersi una strumentazione compatta in condizioni tutt'altro che favorevoli. In fondo, anche questo fa parte dell'astrofotografia: sperimentare, conoscere i limiti della propria attrezzatura e, qualche volta, scoprire che sono un po' più lontani di quanto si immaginasse.

I protagonisti di questa breve sessione sono alcuni tra gli oggetti più noti del cielo primaverile.

L'Ammasso del Presepe (M44), uno degli ammassi aperti più vicini alla Terra; la celebre coppia formata da M81 e M82, due galassie molto diverse tra loro ma legate gravitazionalmente; la Galassia Vortice (M51), con i suoi eleganti bracci a spirale e la piccola galassia compagna; infine M101, la Galassia Girandola, una vasta spirale osservata quasi perfettamente di faccia.

Sapere che la luce raccolta da queste immagini ha viaggiato per milioni di anni, riuscendo infine a emergere anche attraverso il bagliore della città, è forse l'aspetto più sorprendente dell'intera esperienza.

L'inquinamento luminoso rimane uno dei principali ostacoli per chi osserva il cielo, e nulla potrà sostituire un vero cielo buio. Tuttavia, la tecnologia attuale permette di continuare a esplorare l'Universo anche quando le condizioni sono lontane dall'essere ideali.

Forse è proprio questo il messaggio più bello di questa serata: non sempre possiamo scegliere il cielo che abbiamo sopra di noi, ma possiamo scegliere di continuare a guardarlo.

Dati di ripresa:

Data: 25 aprile 2026

Oggetti ripresi:
  • M44 (Ammasso del Presepe): 8 × 20 s
  • M51 (Galassia Vortice): 24 × 20 s
  • M101 (Galassia Girandola): 22 × 20 s
  • M81 e M82 (Galassie di Bode e Sigaro): 15 × 20 s
Strumento: Seestar S30 Pro
Ottica: rifrattore apocromatico 30 mm – 160 mm f/5,3
Sensore: Sony CMOS IMX585
Elaborazione: Siril (pre-processing e stacking), GraXpert (rimozione del gradiente e ottimizzazione del fondo cielo).

M44 (Ammasso del Presepe)

M51 (Galassia Vortice)

M101 (Galassia Girandola)

M81 e M82 (Galassie di Bode e Sigaro)

Tra milioni di lampioni e milioni di stelle, queste ultime continuano ancora a vincere. Basta concedere loro un po' di tempo per farsi vedere.


Alla prossima...

sabato 18 aprile 2026

Nel cuore della Nebulosa Girino

Ci sono oggetti del cielo profondo che, osservati per la prima volta, sorprendono più per la loro storia che per le loro dimensioni apparenti. La Nebulosa Girino (IC 410) è uno di questi.

A oltre 12.000 anni luce dalla Terra, nella costellazione dell'Auriga, si estende una vasta nube di idrogeno ionizzato che ospita il giovane ammasso aperto NGC 1893. Le stelle che lo compongono hanno appena pochi milioni di anni e, con la loro intensa radiazione ultravioletta, stanno modellando il gas circostante, scolpendo le forme irregolari che rendono questa nebulosa così affascinante.

Tra le strutture più caratteristiche si trovano i cosiddetti "girini", due dense colonne di gas e polveri lunghe diversi anni luce, all'interno delle quali potrebbero essere ancora in formazione nuove stelle. È proprio da queste strutture che la nebulosa prende il suo nome.

Questa immagine è stata realizzata dal centro urbano di Voghera (PV), un contesto certamente non ideale per la fotografia del cielo profondo. Eppure, grazie ai moderni sensori e alle tecniche di acquisizione ed elaborazione, è possibile registrare dettagli che fino a pochi anni fa sarebbero stati impensabili con una strumentazione così compatta.

È forse questo l'aspetto che più mi colpisce: non tanto l'immagine in sé, quanto il fatto che una regione di formazione stellare distante oltre dodicimila anni luce possa essere fotografata dal cortile di casa, nel mezzo delle luci della città.

Dati di ripresa

  • Oggetto: NGC 1893 e Nebulosa Girino (IC 410)
  • Data: 18 aprile 2026
  • Ora: 21:45 LT (19:45 UTC)
  • Luogo: Voghera (PV)
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Ottica: rifrattore apocromatico 30 mm – 160 mm f/5,3
  • Sensore: Sony CMOS IMX585
  • Integrazione totale: 340 s (17 × 20 s)
  • Elaborazione: Siril (pre-processing e stacking), GraXpert (rimozione del gradiente e ottimizzazione del fondo cielo)


Ogni fotografia del cielo profondo è, in fondo, un viaggio nel tempo. La luce raccolta questa sera ha lasciato la Nebulosa Girino quando sulla Terra l'uomo non aveva ancora scritto una sola pagina della propria storia. Oggi, dopo oltre dodicimila anni di viaggio, è arrivata fino al sensore di un piccolo telescopio nel cuore di una città. 


Alla prossima...

Il nostro Sole oggi – Prima luce del Seestar S30 Pro

Ci sono immagini che, dal punto di vista fotografico, non sono necessariamente le più spettacolari. Eppure hanno un valore speciale perché segnano un nuovo inizio.

Questa è la prima fotografia del Sole realizzata con il mio nuovo Seestar S30 Pro, arrivato pochi giorni fa. Ho scelto proprio la nostra stella per inaugurarlo: un soggetto perfetto per iniziare a conoscere le potenzialità di un nuovo strumento.

L'immagine è stata acquisita il 18 aprile 2026 alle 13:23 (ora italiana), corrispondenti alle 11:23 UTC. In quel momento era ben visibile la regione attiva AR 4419, caratterizzata da un gruppo di macchie solari bipolari classificato Beta-Gamma secondo la classificazione magnetica del NOAA. Dal punto di vista morfologico il gruppo apparteneva alla classe Eki, indice di una struttura estesa e complessa.

Osservare il Sole significa assistere ai continui cambiamenti della sua superficie. Le macchie solari sono la manifestazione di intense concentrazioni di campo magnetico e possono evolvere sensibilmente anche nel giro di poche ore. Fotografarle con regolarità permette di seguire l'evoluzione dell'attività della nostra stella.

Questa immagine rappresenta anche il primo test sul campo del Seestar S30 Pro. Nonostante le dimensioni estremamente compatte, lo strumento si è dimostrato semplice da utilizzare e molto efficace anche nelle riprese solari, naturalmente impiegando l'apposito filtro solare certificato, indispensabile per qualsiasi osservazione del Sole in totale sicurezza.

Dati di ripresa

  • Data: 18 aprile 2026
  • Ora: 13:23 LT (11:23 UTC)
  • Strumento: Seestar S30 Pro
  • Ottica: rifrattore apocromatico 30 mm
  • Focale reale: 160 mm (f/5,3)
  • Sensore: Sony CMOS IMX585
  • Focale equivalente: 491 mm
  • Esposizione: 1/250 s
  • Filtro: filtro solare in dotazione Seestar


Ogni nuovo strumento ha bisogno della sua "prima luce". Non è un traguardo, ma l'inizio di un percorso fatto di osservazioni, esperimenti e, soprattutto, della stessa curiosità che continua a spingermi a guardare il cielo, anche in pieno giorno.

Alla prossima...

sabato 11 aprile 2026

Un nuovo compagno di viaggio

Ci sono strumenti che si scelgono per le loro prestazioni e altri che incuriosiscono perché promettono un modo diverso di vivere l'astronomia.

Dopo anni trascorsi tra telescopi tradizionali, montature equatoriali, reflex, camere astronomiche e lunghe serate dedicate a montaggi, allineamenti e acquisizioni, ho deciso di affiancare alla mia strumentazione un oggetto molto diverso da quelli che mi hanno accompagnato finora: il Seestar S30 Pro.

Non è un sostituto dei telescopi che utilizzo abitualmente, né vuole esserlo. È semplicemente uno strumento nato con una filosofia differente, capace di racchiudere in un corpo compatto ottica, sensore, montatura computerizzata ed elaborazione delle immagini.

La prima cosa che colpisce è proprio la semplicità. 

Si appoggia sul treppiede in dotazione, piccolo, pratico che permette riprese in Altazimutale. Volendo qualcosa di più solido può, con una testa inclinabile secondo la latitudine del posto, eseguire le riprese sia in Altazimutale che in modalità Equatoriale che estende i tempi fino a 60 secondi. 

Si accende e, nel giro di pochi minuti, è pronto a riconoscere il cielo, puntare automaticamente gli oggetti e iniziare a fotografarli. Dietro questa apparente immediatezza si nasconde una tecnologia che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata impensabile in uno strumento così piccolo.


Cosa c'è dentro il Seestar S30 Pro?

Il Seestar S30 Pro è uno strumento decisamente diverso dai classici telescopi smart. La sua caratteristica più interessante è la presenza di due sistemi ottici indipendenti, pensati per utilizzi differenti.

Il primo è il vero telescopio astronomico: un rifrattore apocromatico a quattro elementi con vetro ED, da 30 mm di apertura, 160 mm di focale e rapporto focale f/5,3. È dedicato all'osservazione e alla fotografia di Luna, Sole, nebulose, galassie e ammassi stellari.

Accanto al telescopio trova posto una seconda fotocamera grandangolare, con obiettivo da 6 mm f/1,75, pensata per riprendere ampie porzioni di cielo, la Via Lattea, paesaggi astronomici e realizzare timelapse e star trail. Le due ottiche lavorano in modo complementare e aprono possibilità fotografiche molto interessanti.

Anche i sensori sono due.

Il telescopio principale utilizza un Sony IMX585 retroilluminato, da 8,3 megapixel (3840 × 2160), uno dei sensori più apprezzati negli ultimi anni anche sulle camere astronomiche dedicate grazie all'elevata sensibilità, all'ottima efficienza quantica e all'assenza dell'amp glow.

La fotocamera grandangolare impiega invece un Sony IMX586, anch'esso da 8,3 megapixel, dedicato esclusivamente alle riprese a largo campo.

Completano il sistema una montatura motorizzata con puntamento automatico, autofocus, filtri integrati (UV/IR-cut, doppia banda per nebulose e dark filter), memoria interna da 128 GB e un software che esegue automaticamente allineamento, inseguimento e stacking delle immagini direttamente sullo strumento.


Per la prima volta mi trovo tra le mani uno strumento che non è soltanto un telescopio, ma un piccolo osservatorio completamente automatizzato. La curiosità, adesso, è capire fino a dove riuscirà a spingersi e, soprattutto, come si integrerà con il mio modo di vivere e fotografare il cielo.




Non sarà il diametro di un obiettivo o la complessità di una montatura a determinare l'emozione di una notte sotto le stelle, ma la curiosità che continua a spingerci ad alzare lo sguardo. Se questo piccolo telescopio riuscirà a farmi vivere più spesso quel momento, allora avrà già raggiunto il suo scopo.

A presto





venerdì 26 dicembre 2025

Cronache dalla nostra stella

Il Sole può sembrare un disco perfettamente uniforme, ma basta osservarlo con la giusta strumentazione per accorgersi che la sua superficie è tutt'altro che immobile.

Nell'immagine ripresa questa mattina sono ben evidenti due gruppi di macchie solari particolarmente interessanti: la Regione Attiva 4317, classificata EKI, e la Regione Attiva 4321, classificata DKC. Le lettere indicano la complessità magnetica e lo sviluppo dei gruppi di macchie: più una regione è articolata, maggiore può essere la probabilità che produca brillamenti (flare) o altri fenomeni di attività solare.

Le macchie solari appaiono scure semplicemente perché sono più fredde rispetto alla fotosfera circostante: circa 4.000 °C contro quasi 5.800 °C. Temperature enormi in entrambi i casi, ma sufficienti a creare questo evidente contrasto.

Osservare il Sole giorno dopo giorno permette di seguirne l'evoluzione: alcune macchie crescono, si frammentano o scompaiono nel giro di pochi giorni, mentre altre attraversano lentamente il disco solare accompagnando la rotazione della nostra stella, che impiega circa 27 giorni per compiere un giro completo vista dalla Terra.

Come sempre, il Sole va osservato esclusivamente con filtri certificati. In questo caso è stato utilizzato un filtro Baader AstroSolar a luce bianca, indispensabile per osservare e fotografare la fotosfera in totale sicurezza.

Dati di ripresa

  • Data: 26 dicembre 2025 – ore 10:47 LT
  • Località: Squillace Lido
  • Fotocamera: Fujifilm X-T1
  • Telescopio: Sky-Watcher 70/500
  • Ripresa: fuoco diretto
  • Filtro: Baader AstroSolar (luce bianca)



"Il cielo non cambia soltanto di notte. Anche alla luce del giorno continua a raccontare la sua storia"


Alla prossima...

venerdì 15 agosto 2025

Dove la luce incontra l'ombra

Ogni fase della Luna ha il suo fascino, ma poche sono spettacolari quanto quella gibbosa calante. Quando il Sole illumina la superficie con un'inclinazione favorevole, il terminatore – la linea che separa il giorno dalla notte lunare – diventa una straordinaria macchina del rilievo: montagne, vallate e crateri acquistano profondità grazie alle lunghe ombre che ne disegnano i contorni.

In questa immagine si distinguono alcuni dei paesaggi più celebri del nostro satellite.

Nella parte superiore domina il Mare Imbrium, un immenso bacino formatosi in seguito all'impatto di un gigantesco asteroide oltre tre miliardi e mezzo di anni fa e successivamente riempito da colate di lava basaltica. Poco più a destra si riconoscono il Mare Serenitatis e il Mare Tranquillitatis, quest'ultimo passato alla storia perché, il 20 luglio 1969, accolse il primo sbarco dell'uomo sulla Luna con la missione Apollo 11.

Verso il lembo meridionale spicca il cratere Tycho, uno dei più giovani della Luna. Dal suo centro si diparte un impressionante sistema di raggi chiari, materiale espulso durante l'impatto che lo ha generato e disperso per migliaia di chilometri sulla superficie.

Lungo il terminatore emergono invece le catene dei Montes Apenninus, dei Montes Caucasus e delle Montes Alpes. Sono proprio le ombre radenti a renderle così evidenti: con la Luna piena apparirebbero molto meno contrastate.

Ogni fotografia della Luna è diversa dalla precedente. Non cambia il nostro satellite, ma cambia il modo in cui la luce del Sole ne scolpisce il paesaggio, rivelando ogni volta dettagli nuovi.

Dati di ripresa

  • Data: 15 agosto 2025
  • Località: Catanzaro Lido
  • Fotocamera: Fujifilm X-T1
  • Telescopio: Takahashi FC-100DZ apocromatico alla fluorite (fuoco diretto)
  • Strumentazione gentilmente messa a disposizione da Antonio Parisi dell'Unione Astrofili Catanzaresi di cui faccio parte.



Alla prossima...